Prima vacanza della nostra vita in Valle d’Aosta. In attesa di partire scopro girando in rete che, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, le guide alpine hanno attrezzato quello che viene chiamato in gergo “parco avventura in orrido” tra le sponde rocciose del torrente Savara, un mix tra arrampicata e canyoning.

Vedo qualche video e impazzisco: scelgo il Dry Canyoning come regalo di compleanno (il costo è più che ragionevole) e il 18 agosto trascino mio marito, molto perplesso, nella Valsavaranche. Durante il percorso ci accompagna David, guida alpina bravissima e molto simpatica. Ci fa mettere imbracatura e casco, ci spiega qualche rudimento necessario e si parte!

Non sono nota per la mia agilità né per il mio sprezzo del pericolo, non avevo mai provato una esperienza del genere (anche se ne sono sempre stata incuriosita) eppure questa attività mi ha esaltata.

Si avanza sospesi sulle acque tumultuose e gelide del torrente Savara, unica colonna sonora in un luogo dalla bellezza suggestiva, alternando tratti da fare con la carrucola, camminate su corde d’acciaio, su un tronco e un ponte tibetano, un pendolo, inframezzati da brevi tratti di arrampicate.

Persino mio marito, che non è tipo da facili entusiasmi, si è lasciato andare a commenti decisamente positivi e togliendosi il casco mi ha detto: “Lo rifacciamo?”