Caro blog,

questo è un post strano, perché in realtà non so bene quale sia il suo scopo. So solo che stamani mi sono svegliata nel mio letto, a casa dei miei genitori, con la sveglia di sempre che però non doveva suonare visto che ero in ferie, e che adesso sono in un letto a oltre 1600 km di distanza.

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Ho preso la macchina, un aereo, un autobus, la metropolitana e camminato per qualche minuto, e nel frattempo ho chiacchierato, letto, dormito, ascoltato musica (da Adele a Marco Mengoni, passando per Damien Rice e gli Scorpions), scattato selfie in aeroporto, scattato foto rischiando di essere investita, osservato.

Ecco, osservare è stata forse la cosa che ho fatto di più, soprattutto dall’autobus: mi sono seduta lontana dalle mie compagne di viaggio per guardare indisturbata fuori dal finestrino il paesaggio che diventava sempre più “abitato” e sempre più pregno di una cultura diversa dalla mia.

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I taxi che mi ricordano tanto gli ovetti Kinder, le case in fila tutte uguali con i mattoni a vista e gli infissi bianchi, le auto nel vialetto, Pizza Hut, i sorpassi da destra, i pub. Ma niente, niente è più English della fila a destra sulle scale mobili.

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Quando stavamo andando a prendere la metropolitana, sono inciampata sulle scale mobili e due perfetti sconosciuti che passavano di lì in quel momento si sono voltati per aiutarmi; quelli che poi si scusano per averti anche solo sfiorata mentre ti passavano accanto non si contano neanche. Gli inglesi, con questa loro politeness, hanno sempre questa capacità di farmi sentire così… così… maleducata.

Eppure mi sento tanto bene quando sono in mezzo a loro.

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Siamo in tre, le altre due sono in camera e dormono già. Io invece non ci riesco e penso a quanto è bello un mondo che ti permette di svegliarti in una città al mattino, sbrigare commissioni, andare ad appuntamenti, e poche ore dopo addormentati dopo aver attraversato Paesi e mari.

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La finestra dà proprio sulla strada e anche se siamo in un quartiere tranquillo, lo è senza dubbio meno di quanto sono abituata (anche perché è pur sempre Londra).

Ascolto i rumori, i clacson, le risate dei ragazzi che chiacchierano seduti sugli scalini, la musica che viene dalle macchine che passano, quasi quasi mi infastidisce sentir parlare italiano.

Ho proprio voglia di immergermi nel clima inglese, di trovar normale sentire una lingua diversa dalla mia in sottofondo, di mischiarmi tra loro con un cappuccino tall di Starbuck’s in mano mentre cammino con il naso all’insù con la meraviglia negli occhi.

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Ma per farlo devo decidermi ad andare a letto (e ricordarmi di guardare a destra prima di attraversare la strada). Quindi che dire, caro blog, grazie della chiacchierata notturna. In diretta da Londra è tutto per ora.

Buonanotte,
Stefania

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Stefania

Stefania

Ha una trentina d'anni, una lunga vita da pendolare e un'altrettanto lunga vita da lettrice incallita. Ha una collezione di cartoline che da anni incrementa guardando con espressione angelica chiunque sia in partenza prima di chiedergli: “Mi mandi una cartolina?”. Ha un astio profondo per il caffè, e una dipendenza da cappuccino e Pocket Coffee. Ha anche due lauree, una in Editoria e una magistrale in Traduzione; quello che le manca è una casa tutta sua in cui usarle come complemento d'arredo, ma ci sta lavorando. Quando leggete le parole su Facebook, in genere sono sue.