La prigione della Stasi: una visita indimenticabile

La visita alla prigione della Stasi a Berlino (in tedesco Gedenkstätte Hohenschönhausen) è una di quelle esperienze che non si dimenticano.

La Stasi era la famigerata polizia segreta di Stato della DDR che, fino alla caduta del muro di Berlino, controllava e spiava praticamente tutti i cittadini di Berlino Est.

Dopo il 1989, la prigione della Stasi fu chiusa e il sito praticamente abbandonato, fino a che fu trasformata in un museo, a ricordo delle terribili azioni commesse dai suoi funzionari.

Se avete visto il film “Le vite degli altri“, sapete di cosa parlo.

Non si può visitare la prigione per conto proprio, ma solamente tramite tour guidati. Le guide sono in genere ex-detenuti e la maggior parte dei tour è in tedesco, ma si stanno organizzando anche per gli stranieri, noi abbiamo fatto il tour in un inglese comprensibilissimo.

L’atmosfera della prigione della Stasi è opprimente, creata apposta per instaurare soggezione e timore, sconforto e rassegnazione.

I detenuti (praticamente tutti coloro che non si allineavano al regime, che facevano richiesta per trasferirsi all’Ovest o anche solo richiesta di un passaporto o che la Stasi riteneva potenzialmente pericolosi, anche se non avevano commesso alcunché) venivano letteralmente rapiti con camioncini che, per non destare sospetti negli eventuali testimoni, avevano stampate le insegne del lattaio o del fruttivendolo.

Incappucciati e ammanettati, i malcapitati venivano fatti girare per ore e ore per le strade di Berlino e, disorientati, condotti in questo posto di cui nessuno – se non gli agenti della Stasi – conosceva l’esistenza.

Essendone sconosciuta l’esistenza, nessuno aveva quindi idea di dove si trovasse la prigione della Stasi, nessuno poteva avvicinarsi a quel luogo, nelle mappe non era segnalato – come se non esistesse.

Una volta portati all’interno, seguivano torture fisiche, psicologiche, isolamento e interrogatori continui perché il soggetto ammettesse anche quello che non aveva fatto.

Una volta firmata la “confessione”, veniva condannato e trasferito in altre prigioni.

Le famiglie erano avvertite giorni e giorni dopo il rapimento e solo una volta che era stata emessa la sentenza.

Si può visitare quello che era chiamato “U-boot”, il sottomarino, perché si trovava sottoterra, senza finestre, ed era composto da celle umide e illuminate 24 ore su 24 da una lampadina fioca.

Prigione Stasi Berlino

U-boot, il Sottomarino

Un letto di legno e un catino per i propri bisogni fisici come unico arredamento. Spesso le celle venivano riempite con 20 cm di acqua. La scarsa ventilazione faceva marcire la pelle, si creavano infezioni e febbre. Nel momento della massima fragilità, il detenuto veniva interrogato – generalmente di notte – per non dare nessun tipo di riferimento del tempo che passava.

I detenuti non potevano parlare, fischiare, cantare o altro. Le celle erano sempre singole, non potevano incontrare nessun altro detenuto, quando erano trasportati per i corridoi, dovevano camminare a testa bassa, con le mani legate dietro la schiena e non guardare mai né a destra né a sinistra.

Le stesse guardie erano tenute all’oscuro dei nomi e dei motivi di detenzione, si rivolgevano ai prigionieri chiamandoli con un numero. Gli interrogatori erano sempre video sorvegliati e registrati con doppi telecamere – anche chi interrogava era sottoposto a sorveglianza segreta.

Prigione della Stasi Berlino

E’ un luogo tetro, che descrivere è difficile; è facile invece immaginarsi come ci si potesse sentire spogliati di tutto, come fosse facile essere indotti a firmare le confessioni pur di avere un tempo certo di detenzione.

Visitare le sale degli interrogatori è come fare un salto nel tempo, gli arredi sono originali, i macchinari anche, nulla è stato toccato da quando nel 1990 la Stasi è stata sciolta e la sua prigione chiusa. I mobili, le tende, tutto fa pensare alla parola “regime”. Le stanze quadrate, tutto è così privo di bellezza e fantasia; tutto è cemento e ti pesa addosso mentre cammini per i corridoi.

Prigione Stasi Berlino

Alla caduta del muro, il governo tedesco ha aperto gli archivi della Polizia per la sicurezza di Stato, e sono stati rivelati i nomi degli spiati e degli spioni (la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: in Italia avrebbero insabbiato ogni cosa).

Si dice infatti che gli ex-agenti della Stasi, che oggi si spera si dedichino ad altre cose, boicottino tutt’ora il museo e il personale che vi lavora, usando i loro metodi intimidatori.

Il naturale ricambio generazionale, credo si prenderà cura di loro.

Adesso gli edifici del comprensorio intorno alla prigione, che prima della caduta del muro ospitavano i laboratori nei quali la Stasi sviluppava armi chimiche e nanotecnologie per lo spionaggio, sono stati trasformati in ostelli per la gioventù.

Ci vuole un bel coraggio a dormirci, ma si sa, i giovani d’oggi….

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