Lungo le sponde del Po a Torino, all’interno del Parco del Valentino, si trova il Borgo Medievale. Nonostante il suo nome, il borgo è un falso storico, dato che non ha nemmeno 150 anni.

Il Borgo Medievale nacque nel 1884 come sezione di arte antica della 3a Esposizione Generale Italiana: rassegna del sapere, dell’industria e dello sviluppo economico nazionale. Il progetto si inseriva nel filone delle iniziative pedagogiche delle grandi esposizioni universali.
In particolare, a Torino si era pensato di realizzare qualcosa di simile a quanto fatto a Parigi alcuni anni prima, dove erano stati costruiti edifici tipici di ciascuno dei paesi presenti all’evento.


L’idea iniziale prevedeva quindi la costruzione di diversi corpi di fabbrica che mostrassero lo svolgimento delle arti figurative in Italia dal X al XVII secolo, in modo che i visitatori avessero un colpo d’occhio su tutti gli stili dominanti dal Medioevo in poi.

Ma il progetto venne giudicato troppo costoso, e così si concentrò soltanto su un secolo e su una sola regione: in particolare si diede corpo all’idea del vilaggio piemontese quattrocentesco, sormontato da una rocca.
Dietro la direzione degli architetti Vittorio Avondo e Alfredo d’Andrade, in circa 16 mesi gli edifici furono costruiti.


Nel villaggio ritroviamo la maestosa porta d’entrata, la palizzata, il fosso, il ponte e la cinta. All’interno si hanno l’albergo/ospedale dei pellegrini, il forno, la fontana, le case più o meno ricche, la torre signorile, i portici, le botteghe, i balconi, i ballatoi, il cortile, la chiesa, l’osteria, e infine la Rocca.

Il borgo è una sintesi perfetta di una grande quantità di studi e di ricerche condotti su numerosi edifici di epoca medievale in Piemonte e Valle d’Aosta.
Ogni particolare degli edifici, degli arredi e degli oggetti in vendita nelle botteghe fu ricostruito sulla base di originali esistenti e documentati. D’Andrade effettuò un vastissimo lavoro di studio e rilievo del patrimonio, disegnando e fotografando edifici, decorazioni e arredi.


Così la torre di Oglianico e gli affreschi della porta di Malgrà vennero “fusi” nella torre di ingresso al Borgo.
La casa che riproduce un’abitazione medievale di Bussoleno mostra su un lato un affresco di una casa di Lagnasco che venne distrutto all’inizio del secolo scorso.
Le facciate delle chiese di Verzuolo e Ciriè si ritrovano sintetizzate nella piccola chiesa del Borgo.

Si individuano poi alcune differenze rispetto ai disegni originali nella casa di Pinerolo, nella torre di Avigliana, nelle case di Mondovì, Malgrà e Ozegna che si affacciano sulla piazza antistante la Rocca.


La fontana con l’albero di melograno antistante la Rocca riproduce fedelmente quella del castello valdostano di Issogne, mentre il cortile e lo scalone della Rocca stessa sono copie di quelli del castello di Fenis.

Ogni cosa in quest’insieme è un particolare vero, e uniti formano una raccolta di esempi tratti dai momenti più noti e meno noti del Piemonte, una colorata scenografia fatta di scorci prospettivi vari, ma sempre armonici fra loro.

Percorrendo il borgo, ora completato dai giardini e dall’orto, si vede ciò che avrebbe potuto vedere un uomo del Quattrocento.


Il Borgo e la Rocca sono espressioni della cultura ottocentesca delle grandi esposizioni universali, però non sono semplici copie, bensì adattamenti basati sia su uno studio dettagliato, ma anche su una profonda conoscenza di tecniche, forme, leggi strutturali e decorazioni del 15°esimo secolo piemontese.


Il successo del Borgo fu tale che, al termine dell’esposizione, la struttura non venne abbattuta (com’era invece nelle intenzioni originali). La Città di Torino acquistò l’opera e la affidò alla direzione dei musei civici, per trasformarla in museo e renderla ancora utilizzabile.

Un po’ come è successo per la Tour Eiffel a Parigi, che ha finito per diventare il simbolo della città, qui a Torino il Borgo è stato risparmiato dalla distruzione, ed è diventato un patrimonio vivo, che i torinesi frequentano e a cui sono molto affezionati.

(Purtroppo sembra che l’attuale giunta civica voglia venderlo a privati, per recuperare soldi, ma questo è un altro discorso…)


Al Borgo si svolgono spesso eventi e attività, sia per bambini sia per adulti.

L’anno scorso addirittura, in un fine settimana, Sky ha usato il Borgo come location per lanciare la nuova stagione della serie televisiva del Trono di Spade. In quel weekend le viuzze si sono riempite di cosplay vestiti a tema, di cavalieri in armatura, di falconieri e di guerrieri con cani lupo al seguito: è stato un po’ bizzarro, ma divertente.

 

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Roberta

Roberta

Era ancora il secolo scorso quando si è laureata in Scienze della comunicazione, si è poi ritrovata quasi per caso a lavorare nel mondo che rappresenta il simbolo del secolo attuale: il World Wide Web. Anche se non ha i capelli biondi, a 3 anni ha fatto come Alice ed è caduta nella tana del coniglio, dove ha scoperto il paese delle meraviglie chiamato Lettura. Giusto il tempo di diventare grande e ha cominciato a intraprendere viaggi alla scoperta di luoghi conosciuti sulla pagina scritta (e se sono le Isole britanniche è anche meglio). Riservata ma curiosa, pigra ma multitasking, è un’ammiratrice del disordine organizzato.

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