Mi piace molto l’utilizzo “multi-funzione” che la religione anglicana fa delle chiese. Si tratta di ambienti sacri, certo, ma destinati comunque all’uso quotidiano da parte della comunità, non chiusi sotto una campana di vetro come capita per certe chiese cattoliche.
Nel corso delle mie vacanze inglesi ne ho visitate diverse, dalle semplici chiese dei villaggi alle grandi cattedrali e spesso ho avuto questa sensazione. Quasi sempre c’è l’angolo destinato ai più piccoli, con le sedie a misura di bambino, i cuscini colorati e a volte i giocattoli. Poi naturalmente ci sono le sezioni dedicate ai cori e ai musicisti, ma questo non è strano.

Quello che ha colpito maggiormente la mia fantasia è stato però quando ho visto anche una vendita di libri usati, in perfetto stile charity shop. Peccato che non si trattasse di Oxfam, PDSA o una delle infinite altre sigle, ma di una chiesa consacrata e funzionante a tutti gli effetti, in un carinissimo villaggio delle Cotswolds. La classica chiesetta inglese in pietra dorata, in stile vagamente goticheggiante, circondata dalle lapidi in pietra di un piccolo cimitero.

Qual è stato il mio stupore quando, entrando, ho visto che per tutta la lunghezza di una delle navate laterali c’era una bancarella piena di libri usati in svendita, per una raccolta di fondi. E naturalmente, sempre in perfetto stile inglese, non c’era nemmeno nessuno che controllasse.
Così, per la modica cifra di mezza sterlina a volumetto, ho recuperato, con mio sommo giubilo, due vecchie edizioni anni Sessanta di Georgette Heyer e un altro vecchio romanzetto con le pagine ingiallite, per i quali ho messo le monete nella cassetta delle offerte. Vecchi libriccini che hanno passato decenni in qualche sperduto cottage della campagna inglese, e che poi sono partiti con me per l’Italia, in un Grand Tour senza ritorno…

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