Agosto 2008. Due settimane a Dublino. 13 giorni di pioggia.

Ma non è certo questo a scoraggiare la nostra gita di un giorno dall’altra parte dell’Irlanda, vicino a Doolin nella contea del Clare, alle Cliffs of Moher (nome gaelico: Aillte an Mhothair, cioè “scogliere della rovina”).

All’ufficio turistico di Dublino, quello in Grafton Street, trovate infatti dei pacchetti di un giorno che comprendo viaggio in pullman, sosta pranzo in un villaggio di pescatori sperduto (il salmone più buono della mia vita!), cliffs, breve sosta a Limerick, snack e rientro.

Sì, ce la si fa. Si parte alle 5 del mattino, si fanno 6 ore di viaggio A/R, ma ce la si fa e ne vale la pena.

Inutile dire che la vista è mozzafiato (vedi sopra), uno di quegli scenari che ti dimentichi possa appartenere alla nostra Europa.

Persino con un vento fortissimo, che a tratti sembra darci delle spinte, non riusciamo a trattenerci e ci spingiamo sempre più in là, perché c’è sempre di meglio da vedere.

Cliffs of Moher

A nostra discolpa, il cartello l’avevamo visto dopo. La recinzione no, quella l’avevamo vista, ma era così facilmente scavalcabile…

Chiaro...E noi che abbiamo fatto? Abbiamo scavalcato le recinzione.

Chiaro…E noi che abbiamo fatto? Abbiamo scavalcato le recinzione.

Scampate alla morte, il dramma arriva comunque dopo un’oretta.

Un dramma di nome NEBBIA.

Rainy Cliffs of Moher

 

Vabè, a questo punto tanto vale chiudersi in un café e scaldarsi anima e corpo con un beverone ipercalorico.

Cheers!

Questo post è stato scritto da:

Paola

Paola

Bergamasca di nascita, bolognese d'adozione, californiana per vocazione. Due lauree e un dottorato in Television Studies, si divide fra università, televisione e moda. Ma niente di serio, ci assicura: sotto sotto è sempre la stessa fangirl/geek che va in giro per il mondo a cercare le location di film e serie TV. Ha un grande amore: gli Stati Uniti. Leggenda narra che non si sia mai ripresa veramente dall'anno di studio alla Berkeley e che adesso pensi di essere mezza americana. Si scusa per la qualità delle foto, ma  rifiuta di farsi regalare una macchina fotografica vera perché ha sempre poco spazio in borsa.