1875. In un’area all’interno del comune di Capriate San Gervasio (BG), l’imprenditore Cristoforo Benigno Crespi apre un opificio. Bene. E perché scriverci un post? Perché intorno alla fabbrica, il signor Crespi decide che ci vuole un paese. Anzi, un villaggio operaio: Crespi d’Adda, appunto.

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Quando frequenti le scuole primarie e secondarie nella zona, non puoi sfuggire alla classica gita a Crespi, quindi lo dai un po’ per scontato – perché in fondo non c’è molto da vedere a parte una serie di edifici. Ma mi è capitato di tornarci di recente, un paio di volte, per portarci a fare un giro degli amici che venivano da fuori… E sì, da grandi, con occhi diversi, è tutta un’altra cosa.

Patrimonio dell’UNESCO dal 1995, la particolarità del villaggio è proprio nella sua storia, parte fondante della sua topografia e architettura particolare progettata da Ernesto Pirovano.

Tipica via di Crespi che costeggia le mura della fabbrica

Tipica via di Crespi che costeggia le mura della fabbrica

Crespi è una “città ideale del lavoro”, perché il signor Crespi la concepisce e fa costruire per ospitare esclusivamente i dipendenti della sua fabbrica.

Lungo il viale principale del paese c’è l’iconico opificio dai cancelli rossi, con la sua altissima ciminiera che si vede praticamente da ogni punto del paese (e anche da fuori). Poco distanti ci sono la chiesa, la scuola, l’ospedale, i bagni pubblici, i lavatoi e il cimitero. E qui arriviamo all’altra icona.

Ciminiera su cielo azzurro. Artsy!

Ciminiera su cielo azzurro. Artsy!

Un viale di cipressi (creepy!) porta infatti verso il cimitero delimitato da una cancellata cigolante di ferro battuto (super-creepy!), facendoci vedere per prima cosa il mausoleo della famiglia Crespi (ho già detto creepy?).

Intorno, le tombe degli abitanti/dipendenti della fabbrica sono tutte uguali, semplici croci in pietra fornite dall’amministrazione. Lungo le pareti del quadrilatero, quindi ai lati del mausoleo, potevano essere installate tombe più elaborate, queste però a spese dei richiedenti.

Credetemi, è un posto degno di film horror – e infatti c’è chi ci ha già pensato.

Il viale che porta al cimitero

Il viale che porta al cimitero

Il cimitero

Il cimitero

Il mausoleo della famiglia Crespi

Il mausoleo della famiglia Crespi

Il cimitero di Crespi visto dal mausoleo

Il cimitero di Crespi visto dal mausoleo

Ma forse, prima di arrivare alla residenza eterna, dovevo parlare di quella terrena.

La zona residenziale è composta interamente di villette in stile britannico, ordinate per “importanza”.

Gli operai della fabbrica infatti disponevano delle “case operaie”, lotti di due piani con giardino e orto (anche questo per volere del signor Crespi, che riteneva facesse bene) raggruppati in blocchi rettangolari. Le villette potevano ospitare una, due o tre famiglie, solitamente imparentate.

Intorno ai blocchi operai ci sono poi le villette degli impiegati e dei capireparto, più grandi ed elaborate di quelle dei sottoposti, e ancora quelle dei dirigenti – che, si dice, siano state progettate da Pirovano stesso.

Una strada di Crespi

Una strada di Crespi

Ville

Villa con scorcio di lavatoio

Villa con scorcio di lavatoio

Ancora più in là, la casa padronale della famiglia Crespi, una villa in stile medievale/romantico – infatti è anche nota come “il castello”.

La fabbrica, acquistata dall’imprenditore Antonio Percassi nel 2013, è tuttora in attesa di essere riaperta come quartiere generale delle sue aziende. Il castello, per breve tempo una scuola per il comune di Capriate, è tuttora una proprietà privata però in disuso. Le case operaie invece sono ancora abitate, quindi non è molto carino sosteggiare troppo lì davanti per fare foto 😉

Qui oggi c’è un’atmosfera strana, che forse si percepisce anche dalle foto: se le guardiamo a colori, il villaggio sembra ridente e trasmette un sensazione di tranquillità e vivacità insieme. Ma proviamo a immaginarle in bianco e nero: a parte il cimitero, che si presta naturalmente all’inquietudine, tutto il paesino sembra assumere un’atmosfera più anacronistica che va verso lo spettrale.

Viale Crespi

Lavatoio Crespi

Via del Progresso, Crespi

In più, non so come, anche con della gente in giro (ma non c’è mai davvero una folla), il villaggio sembra sempre avvolto da una coltre di silenzio. Non è silenzioso, è una sensazione diversa, come se anche i rumori fossero in qualche modo attutiti.

Quando entri a Crespi, ti sembra di entrare in un’altra dimensione, in un altro tempo. In un ordine delle cose affascinante, ma artificiale. Strano, ma bello. Bello, ma strano.

PS: qui un’utile guida a come arrivarci.

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Questo post è stato scritto da:

Paola

Paola

Bergamasca di nascita, bolognese d'adozione, californiana per vocazione. Due lauree e un dottorato in Television Studies, si divide fra università, televisione e moda. Ma niente di serio, ci assicura: sotto sotto è sempre la stessa fangirl/geek che va in giro per il mondo a cercare le location di film e serie TV. Ha un grande amore: gli Stati Uniti. Leggenda narra che non si sia mai ripresa veramente dall'anno di studio alla Berkeley e che adesso pensi di essere mezza americana. Si scusa per la qualità delle foto, ma  rifiuta di farsi regalare una macchina fotografica vera perché ha sempre poco spazio in borsa.