C’è una differenza tra avere un travel blog ed essere una travel blogger

Io ho un travel blog, nel senso che ho un lavoro full time che mi permette, tra gli altri, di scrivere di viaggi come hobby. Essere un travel blogger significa vivere di travel blogging.

E non è affatto facile.

In tanti pensano che i travel blogger siano persone senza preparazione alcuna, che viaggiano gratis e sono in vacanza tutto l’anno. Niente di più sbagliato.

I travel blogger sono persone preparate che fanno un infinito lavoro di ricerca prima, di scrittura, editing e ancora ricerca poi.

Piacerebbe a tutti viaggiare gratis e stare una vita in vacanza.

Se anche voi volete avere un travel blog, non c’è niente di più facile, bastano pochi click.

Se volete essere dei travel blogger, la strada è ben più dura.

Ma facciamo una cosa alla volta. Il cammino più lungo, comincia con il primo passo.

come diventare travel blogger

Come aprire un travel blog e diventare una travel blogger

1. Leggere, leggere, leggere

Il primo passo è quello di leggere altri travel blog, per diverse settimane. Studiarne il piano editoriale, vederne le mosse e la struttura degli articoli; prestare attenzione ai dettagli come la sezione commenti, il tema, i disclaimer vari, i form per le newsletter: cosa vi piace e cosa no?

Osservare chi ha da tanto tempo un blog, serve per avere un’idea generale del tipo di lavoro che si vuol mettere in atto.

2. Scegliere un bel nome.

Il nome del travel blog è il vostro biglietto da visita, qualcosa che non si potrà più cambiare.

Scegliete qualcosa che vi rappresenti e che sia facile da ricordare. Ma, come diceva Umberto Eco, fate attenzione che le allitterazioni allettano gli allocchi.

Non siate banali, siate originali.

3. Creare un account su WordPress.

Le piattaforme gratuite che possono ospitare blog (ma anche altri siti) ce ne sono tante, ma WordPress è la migliore che esista.

Anche il New York Times gira su WordPress: se è abbastanza professionale per il NYT, lo è anche per il vostro blog.

4. Scegliere un host e comprare il dominio

Scegliere un host serio è meglio che affidarsi a piattaforme gratuite. Ci sono tante piattaforme (tra le quali anche WordPress offre un servizio di messa on line completamente free) che offrono la possibilità di mettere siti on line gratuitamente.

Una soluzione che va bene se per voi il travel blog è un hobby, ma se volete ottenere delle collaborazioni, bisogna avere un host.

Avere un host proprio è più professionale, si ha un maggior controllo ed è anche più serio visto da fuori: le eventuali aziende che vorranno collaborare con voi, ci faranno di sicuro caso.

Ma come scegliere un host che sia affidabile, veloce ed economico?

Ce ne sono tanti e i prezzi vanno da 14 Euro all’anno a 500 Euro all’anno. Una forbice un po’ troppo ampia, per un principiante.

L’host che si sceglie deve essere serio, affidabile e deve offrire un buon servizio di consulenza tecnica.

Quando si è alle prime armi e non si sa bene cosa vogliamo ottenere, è meglio contenere i costi.

SiteGround è, nella mia esperienza, il miglior host in circolazione con rapporto qualità prezzo.

troverete altri host a un prezzo più basso, ma la qualità dell’assistenza e la stabilità che offre Siteground, a mio parere rimangono ancora imbattute, per il prezzo che ha,

travel blogger

5. Comprare un tema

A meno che non sappiate smanettare bene il codice HTML, vi consiglio di comprare un tema già predefinito, ma da personalizzare senza tanti patemi d’animo.

Io ho installato il tema DIVI di Elegant Themes e non mi son mai pentita.

Non capendone assolutamente niente di codice, lo disegno e lo cambio come voglio, costruendolo in back end completamente da sola.

Inoltre, DIVI, permette di scaricare decine di layout già predefiniti, in modo da mettere su un travel blog in maniera rapida e affidabile. Ha anche ha un servizio di assistenza eccezionale.

6. Installare i plugin necessari

A questo punto, bisogna scegliere dei plugin da istallare.

I plugin sono dei “mini programmi” che aiutano e implementano il tema generale nelle varie fasi del lavoro.

Di plugin è bene sceglierne pochi, ma buoni, per evitare di appesantire tutto: gli immancabili sono Askimet (per la moderazione dei commenti SPAM), Yoast (per la SEO) e SG optimizer (per accelerare la velocità di caricamento del sito).

7. Social media: un male necessario

Questa è la parte che, personalmente, soffro di più: i social media.

Per chi ha un travel blog, i social media sono un male necessario. Ma non fate come me, appena avete la possibilità, fate un corso base sul social media management e imparate a gestirli bene.

Vi aiuteranno a far conoscere il vostro sito e  porteranno visite. 

Ma se volete avere una buona base di contatti fin da subito, l’unico social (che non è un social) che vi farà avare accessi al sito sin da subito è PINTEREST. 

8. Scrivere una bella pagina “CHI SONO”

Infine, c’è da scrivere una bella pagina di presentazione.

Nella sezione “CHI SONO” dovreste riuscire a trasmettere il vostro amore per i viaggi e gli obiettivi che vi siete prefissati aprendo il travel blog. Non sottovalutate questa pagina, è quella che leggono le aziende che vogliono sapere di più su di voi ed eventualmente, investire di conseguenza.

Completate la pagina con un indirizzo e-mail o un modulo di contatto.

come diventare travel blogger

Avere successo come travel blogger

A questo punto, il vostro travel blog è pronto ed è on line.

Adesso, bisogna iniziare il lavoro vero, per avere successo come travel blogger, diventare star del web e passare la vita viaggiando gratis.

Sembra facile, vero?

Se non vi spaventa il lavoro duro, ecco quello che dovete fare:

  1. Create contenuti utili e originali: le persone su internet cercano quello che è loro utile, per esempio per organizzare un viaggio o scegliere una meta. Cercate sui forum, sui social o dove volete quello che interessa ai lettori. Specializzatevi nella ricerca delle keyword correlate.
  2. Scrivete bene: scrivere in maniera chiara, comprensibile e soprattutto grammaticalmente corretta è indispensabile. Evitate regionalismi di ogni tipo, controllate mille volte i congiuntivi, gli accenti e la punteggiatura. Non lasciate nulla al caso.
  3. Studiate: lo studio è importante in ogni ambito, ma lo è ancora di più in un mondo, come quello del travel blogging, che cambia di continuo. Seguite corsi di aggiornamento, leggete libri e imparate lingue straniere.
  4. Siate costanti: a Google piace che pubblica in maniera costante e continua. Se avete tempo, e voglia, allo studio aggiungete un corso sulla SEO.
  5. Guest posting: scegliete un blog che vi piace e proponete un paio di articoli scritti da voi. Servirà a farvi conoscere da un pubblico più ampio e sarà utile per la link building.
  1. Fate delle belle foto: le foto sono fondamentali in un travel blog. La fotografia è un’arte, ma si impara anche. Ricordatevi sempre che non conta l’attrezzatura, ma l’occhio. L’occhio si allena con lo studio e la pratica.
  2. Non mentite ai lettori: quando arriveranno le prime collaborazioni, non mentite mai ai lettori solo perché siete pagati. Siate sempre sinceri, i lettori sono la risorsa più preziosa. Perdere la loro fiducia è letale.
  1. Infine: se pensate di avere un successo immediato come travel blogger, vi voglio disilludere subito. Per avere successo in questo ambito occorrono anni di studio, tempo, pazienza e tanta, tanta dedizione. Se la vostra intenzione è quella di aprire un travel blog per fare soldi, avete sbagliato completamente.

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Francesca

Francesca

La capa, dalla cui mente è nato Chicks and Trips. Senese di nascita, europea per vocazione, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e poi l'ha appesa al chiodo sopra la televisione, tanto le stampe come complemento d'arredo vanno di moda. Passa il suo tempo a scrivere atti più o meno pubblici, fare foto e pettinare gatti. Se dovesse andare a Hong Kong, sceglierebbe un volo con scalo a Londra e un tempo di attesa di un paio di giorni, pur di farsi un giro nella città della Regina. Sogna di vincere alla lotteria e passare il resto della vita in un appartamento con camino a Mayfair. Autrice de "I Cassiopei (biografie non autorizzate) e "Storia di Biagio".

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