Dopo averci fatto conoscere la storia del Grande Torino e il Cimitero Monumentale di Milano, Katiu accompagna in una Genova inusuale, vera e dolcissima. 

FrancescaGi

Genova, città di mare e di musica, di buona cucina e sopraelevate.

Se chiedete in giro “cosa si può visitare a Genova?” Tutti, indistintamente, risponderanno in ordine: la lanterna, l’acquario, il Museo del Mare, il porto antico e la cattedrale di San Lorenzo. 

Tutti luoghi bellissimi, che valgono almeno una visita nella vita. Ma se a Genova ci siete già stati, e avete voglia di vedere qualcosa di diverso? Vedere una Genova inusuale, particolare?

Chiedete a me, e vi porterò in luoghi pressoché sconosciuti, sulle orme di grandi personaggi genoani!

Genova e il calcio: Museo del Genoa

Genoani, e non genovesi, perché il mio piccolo insolito tour parte proprio dal Museo del Genoa Calcio.  125 anni di storia e di successi, di medaglie e di giocatori, racchiusi in un piccolo scrigno non distante dall’acquario e dal porto.

Fondata il 7 settembre 1893, la società sportiva del Genoa è la società di calcio più antica d’Italia, nata da un gruppo di sudditi britannici. Disposto su due piani, la visita si articola seguendo un percorso articolato che tocca diversi punti, unendo sport, cultura, società e abitanti della città.

Sono esposti alcuni pezzi unici, come il pallone utilizzato nel primo campionato nazionale o come maglie e reperti dei giocatori che vinsero la prima coppa.

Più di 500 cimeli che narrano l’evolversi della società lungo 2 secoli di storia.

Inoltre, il Museo del Genoa Calcio fa parte, dal 2011, della Federazione dei Musei del Calcio (come il Museo del Grande Torino a Grugliasco).

L’ingresso ha un costo simbolico di 5 euro, e nella hall si possono anche acquistare i biglietti per le partite allo stadio o acquistare gadget e magliette all’interno del piccolo shop presente.

Cosa vedere a Genova di insolito: Viadelcampo29rosso

Terminata la visita calcistica, e tornando verso il centro cittadino, oltre a percorrere i carrugi e scoprire luoghi e scorci insoliti, si può raggiungere in poco tempo la famosa Via del Campo.

Protagonista indiscussa di una canzone di Fabrizio De Andrè, questo carrugio ora ospita al centro Viadelcampo29rosso, il primo museo italiano dedicato al grande cantautore, scomparso ormai 20 anni fa.

L’ingresso è gratuito, ed entrando si fa letteralmente un tuffo nel passato.

In quegli anni ‘70 che hanno cominciato a dare lustro ed importanza ad un grande poeta.

Diari con appunti giornalieri, fogli con le prime bozze delle sue più famose canzoni, fotografie inedite e album ormai introvabili rendono questo piccolo museo una vera chicca del settore.

Oltre alla storia di De Andrè, si possono trovare anche cimeli o musicassette degli altri grandi artisti della scuola genovese, da Bindi a Tenco, da Paoli a Lauzi e Fossati.

Personalmente, essendo nata in una famiglia dove De Andrè era venerato come un Dio, ho avuto i brividi per tutta la durata della visita. Alcune fotografie, alcune letture mostrano il lato umano, naturale e privato di Fabrizio De’ André. 

Brividi che mi hanno fatto anche scendere qualche lacrimuccia quando ho firmato il diario dei visitatori, lasciando un mio ricordo a questo Artista dalla A maiuscola.

Piazza Don Andrea Gallo

Ma bando alle ciance, usciamo da questo negozio-museo e ributtiamoci nei carrugi cittadini. Ancora pochi passi e, all’improvviso, tra un viottolo e l’altro, sbucheremo in una piazzetta.

A primo avviso non ha molto da mostrare, non ha una fontana centrale, non ha delle statue, non ha nulla se non una targa commemorativa. Perchè questa piazza, nel cuore della città di Genova, è dedicata a Don Andrea Gallo, il prete di strada, presbitero e partigiano, di fede cattolica e ideali comunisti, fondatore della Comunità di San Benedetto.

In una delle sue ultime interviste, Don Gallo disse: “I miei vangeli non sono quattro: noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo Fabrizio De Andrè, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”.

E non è un caso se, all’ingresso del Museo del Genoa Calcio, compaiono le fotografie e le citazioni sia di Don Gallo sia di De Andrè.

Perchè Genova non è solo mare, porto e acquario, ma è un cuore pulsante che spinge linfa vitale lungo i suoi carrugi.

Un cuore pulsante genoano.

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genova nascosta

 

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