Sono appena arrivata a Parigi, sono sola e sono in ansia perché il giorno dopo tengo la mia prima presentazione a un convegno… alla Sorbonne.

Piove e fa freddo.

La cosa più logica da fare mi sembra quella di inforcare ombrello e stivali e andare in un cimitero.

Una tomba a caso del Père Lachaise

Comunque non vado in un cimitero a caso, vado al Père Lachaise, strategicamente a 10 minuti a piedi dal mio alloggio.

Il Père Lachaise è quel cimitero famoso perché: 1) ha le tombe di Jim Morrison e Oscar Wilde, fra molti altri personaggi famosi e 2) è grande ma non grandissimo eppure, nonostante le mappe, riuscirete sempre a perdervi e a non trovare la tomba per cui siete andati fin lì.

Infatti mi succede esattamente questo. Io vado per rendere omaggio a George Mélies e finisco con il girare un paio d’ore a vuoto.

Però nel frattempo smette di piovere e sono così fortunata da trovarmi davanti spettacoli burtoniani come questo:

pere lachaise parigi cimitero

Spettacoli burtoniani

FYI, l’atmosfera di quel posto è davvero magica. Non lugubre, proprio magica.

Comunque, allo scadere della terza ora decido che ho fame e che è ora di rinunciare al mio Alto Proposito.

Sto per uscire quando mi rendo conto che c’è un angolo, a sinistra dell’entrata, che non ho esplorato. Ci vado, e la Sua tomba è lì. Seminascosta.

Mi ci siedo sopra e gli lascio un bigliettino.

La tomba di George Mélies

La tomba di George Mélies

Ecco, ho fatto la cosa per cui di solito prendo per il culo la gente.

Non ditelo a nessuno.

Questo post è stato scritto da:

Paola

Paola

Bergamasca di nascita, bolognese d'adozione, californiana per vocazione. Due lauree e un dottorato in Television Studies, si divide fra università, televisione e moda. Ma niente di serio, ci assicura: sotto sotto è sempre la stessa fangirl/geek che va in giro per il mondo a cercare le location di film e serie TV. Ha un grande amore: gli Stati Uniti. Leggenda narra che non si sia mai ripresa veramente dall'anno di studio alla Berkeley e che adesso pensi di essere mezza americana. Si scusa per la qualità delle foto, ma  rifiuta di farsi regalare una macchina fotografica vera perché ha sempre poco spazio in borsa.

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