#iorestoacasa è il mantra di questi giorni di pandemia da COVID19. Non è una scelta, ma un dovere.

Ma cosa si fa quando si è costretti a casa per giorni, per settimane? Con le mie amiche Travel Blogger Italiane abbiamo pensato di darvi alcuni consigli, per non annoiarsi troppo, rimanere produttivi e concentrati.

C’è chi lavora da casa, chi fa yoga, chi approfitta per organizzare gli archivi fotografici, chi produce birra e chi si dà agli aperitivi, chi viaggia stando a casa.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti, buona lettura!

Francesca

Bere per dimenticare

di Silvia The Food Traveler –

#iorestoacasa

Ogni giorno è peggio di quello precedente, altro che #andràtuttobene.

Non sono mai stata una persona ottimista e lo sono ancora meno in questo periodo in cui mi sento più grinch del solito. Come la maggior parte della gente sono chiusa in casa da sola da giorni e lo sarò per molti altri a venire, senza nemmeno la consolazione dello smart working, perché lavoro in un’autoscuola che al momento è chiusa. Il mio compagno invece lavora nel settore alimentare e i suoi capi ritengono che la crema spalmabile alla nocciola sia “strategica” per la sopravvivenza in questo periodo. Risultato: la mia gatta e io siamo agli arresti domiciliari e possiamo contare solo l’una sulla compagnia dell’altra per buona parte della giornata. E lei non è una chiacchierona.

Come far trascorrere le ore di queste giornate tutte uguali? Perché il problema non è mica la noia, ma l’ansia e l’incertezza di quello che sarà. Cerco di avere un programma ben preciso ogni giorno: pulire casa, leggere gli articoli delle amiche blogger, dedicarmi al mio blog, leggere, guardare Netflix, fare un’ora di tapis roulant, rispondere a qualche telefonata sul cellulare dell’ufficio, inventarsi qualcosa per cena. In ordine sempre diverso ogni giorno, in modo da illudermi di avere delle giornate varie ed emozionanti. Ma ho due (certe volte tre) appuntamenti fissi: quelli con l’aperitivo. Sembrerà assurdo, ma oltre al lavoro è una delle cose che mi mancano di più.

Così metto un tagliere sul tavolo in terrazzo, prendo un bicchiere, una bottiglia di vino – per fortuna ne abbiamo sempre una buona scorta – taglio qualche fetta di salame, un po’ di formaggio e del pane et voilà! Mezz’ora senza social network, senza news né vere né fake, guardando le montagne così vicine eppure così lontane. L’aperitivo di oggi? Ho una bottiglia di gin ricevuta l’anno scorso per il mio compleanno, quindi due dita di alcol, una fetta di limone, due cubetti di ghiaccio, acqua frizzante (ho finito la tonica).

Cheers!

Lettere al futuro

di Lucy – Lucy the Wombat

E se mandassimo i nostri pensieri nel futuro? Se scrivessimo a noi stesse affinché le nostre parole, quando ormai ci saremo dimenticate di averle inviate, tornino da noi a sorpresa, come in una capsula del tempo?

Non è il soggetto di un romanzo di P. K. Dick, ma un semplice trucchetto gratuito offerto dal web.

La reclusione forzata ci danneggia in termini non solo pratico-materiali, ma anche psicologici. Perdiamo i nostri punti di riferimento, il senso di realtà sociale si allenta, la percezione di sé si disgrega. Quel che è certo è che nella crisi emergono nuovi lati della personalità, perché il cervello lavora su materiale nuovo. Come reagiamo al senso di allarme? Una natura insofferente potrebbe scoprirsi insospettabilmente calma e paziente. Chi era abituata ad avere tutto sotto controllo magari sprofonda nel pessimismo. Nella crisi, difficilmente riusciamo a pilotare ciò che avviene nella nostra psiche, ma possiamo fare una cosa: mettere i nuovi pensieri e le emozioni nero su bianco, per rifletterci sopra e ricordarli. È il momento per imparare nuove cose su di noi. Conoscerci meglio, chissà, magari ci aiuterà per un’altra crisi futura.

Allora andiamo su uno di quei siti che offrono il servizio, come FutureMe, e scriviamo – nel loro modulo online – una bella letterina. A noi stessi, a chi vive con noi, a chi ci manca, a chi abbiamo paura di perdere… Selezioniamo quando vogliamo che la nostra e-mail venga recapitata: tra una settimana, un mese, un anno, o più in là. E poi non pensiamoci più. Fino a che.

Io uso questo servizio da qualche anno (proprio da quando mi riprendevo da un forte trauma e la mia mente faceva un po’ quel che voleva), e ogni volta mi sono emozionata nel ricevere parole che avevo rivolto a me stessa, nello scoprire come sono cambiata e cresciuta. Provatelo. E stupitevi.

Lavorare da casa

Giulia – Viaggiare con gli occhiali

#iorestoacasa

In questo periodo di quarantena forzata, molte persone stanno sperimentato il lavoro da casa per la prima volta. Chi non l’ha mai provato prima può trovarsi un po’ a disagio e non saper bene come gestire il proprio tempo e i picchi di produttività. Io lavoro in remoto da ormai tre anni e non tornerei mai indietro. L’equilibrio che ho ora, però, l’ho raggiunto dopo aver fatto diversi errori, come è normale che sia. Per questo, vorrei darvi qualche consiglio su come gestire al meglio lo smart working.

Iniziamo dal principio: non lavorate in pigiama. So che sembra un sogno, ma non lo è. La mattina alzatevi, lavatevi e vestitevi. Non serve indossare un completo elegante, basta una tuta o un pantalone comodo. Senza questa routine, le vostre giornate lavorative non inizieranno e soprattutto non finiranno mai.

Prendetevi delle pause. Siete a casa, certamente, ma state comunque lavorando. Come è importante andare a prendersi un caffè durante le pause in ufficio, è fondamentale anche staccare gli occhi dal monitor e fare qualcos’altro quando si è nella propria abitazione. Bevete un tè, lavate i piatti, fatevi una maschera per il viso o mettete qualche like su Instagram. L’importante è prendersi una pausa.

Datevi degli orari. Non dovete rispondere a una mail alle 22 solo perché siete in smart working. Cercate di rispettare le vostre consuete ore di lavoro e dopo staccate tutto. Non è facile, specialmente all’inizio, ma fa bene alla vostra salute mentale.

Parliamo di un altro punto debole di chi lavora da casa: il rapporto con il cibo. Evitate di mangiare schifezze ogni ora. Se avete problemi a regolarvi, meglio non comprare patatine, salatini o biscotti, soprattutto all’inizio. Inoltre, mai pranzare o fare colazione davanti al pc mentre rispondete al vostro capo. A parte riempire il laptop di briciole, non vi gustate neanche il pasto e rimarrete a bocca asciutta e con più fame di prima.

Spero questi consigli per lavorare da casa vi siano utili. Trovare l’equilibrio tra lavoro e vita privata non è sempre semplice quando tutto si svolge nello stesso luogo, ma una volta trovata la propria routine, lo smart working può diventare una piacevole alternativa anche in un momento carico di pensieri cupi come questo.

PREPARARE LA BIRRA IN CASA 

di Daniela Carazzai – The Daz Box

#iorestoacasa

Preparare la birra in casa seguendo un metodo artigianale è un’attività che, oltre a divertire, può regalare davvero grandi soddisfazioni. Ci vuole passione e un po’ di tempo a disposizione, questo va detto, ma il prodotto finale può risultare sorprendente, se paragonato a quanto siamo abituati a comprare al supermercato. Come si prepara la birra in casa? Quali sono gli strumenti per cominciare? Quale il procedimento da seguire? 

Cominciamo col dire che non c’è nulla di difficile. Occorre solo un po’ di tempo e tanta passione. Come per la cucina, anche per la birra vi sono ricette, materie prime e preparazioni differenti. Studiare ed apprendere i trucchi “del mestiere” è ovviamente l’ingrediente segreto per ottenere una birra fatta in casa di ottima qualità. 

Per un primo approccio è consigliabile partire dal metodo dell’estratto con un kit già preparato (il procedimento all grain, che prevede cioè l’estrazione diretta dal malto in grani è consigliabile lasciarla a chi è già un pochino esperto). I kit consistono sostanzialmente in una sorta di melassa composta da estratto di malto concentrato, già luppolato e aromatizzato. I kit variano ovviamente per il tipo di birra che si desidera ottenere. 

Un po’ come preparare una torta con i preparati in scatola. Meno faticoso ma il risultato è comunque soddisfacente. 

Per quanto riguarda l’attrezzatura, si può cominciare con un kit di partenza composto da: una pentola con una capienza di almeno 5-6 litri, un fermentatore (di solito sono da 23 litri), strumenti di pulizia e sterilizzazione, bottiglie del formato che preferite (potrete tranquillamente riciclare bottiglie di birre acquistate in precedenza), tappi e tappatrice. 

Il procedimento è piuttosto semplice, se si utilizzano i kit già preparati: si porta l’acqua ad ebollizione, si aggiunge il preparato con lo zucchero (in quantità variabile a seconda della ricetta), si versa nel fermentatore, si aggiunge acqua fredda e lievito. La fermentazione primaria dura circa dieci giorni, poi si imbottiglia. La vostra birra artigianale sarà pronta per la degustazione dopo un paio di mesi. 

Come già anticipato, ogni birra ha la sua ricetta e i suoi piccoli segreti. Un buon mastro birrario sarà capace di perfezionare questo procedimento, apparentemente semplice, in base al tipo di prodotto che desidera ottenere. Attrezzatura e preparati per birra si acquistano con facilità online, vi sono tanti siti specializzati, che vendono anche bottiglie e bicchieri di vario genere, libri di ricette e strumenti per tutte le esigenze. 

Preparare la birra in casa potrebbe davvero diventare il vostro passatempo preferito. Vostro e ovviamente dei vostri amici, i quali non vedranno l’ora di venirvi a trovare per testare in prima persona il prodotto del vostro lavoro!

#iorestoacasa… con i miei nuovi 40 anni.

di Anna Un viaggio per capello

#iorestoacasa

Non è facile sdrammatizzare in un periodo così nero. Tutto sembra superfluo, anche scrivere. 

Ma la vita deve andare avanti, per rispetto alla vita stessa. E così ci ritroviamo nella nostra personale quarantena, frastornati e con la voglia di normalità.  In questo strano periodo io compio 40 anni. In tempi non sospetti avevo organizzato minuziosamente un viaggio che ritenevo epico e fino a poco tempo fa ero carica di aspettative.

Avrei spento le 40 candeline durante un safari in motoslitta nelle isole Svalbard, l’avamposto abitato più a nord del mondo. 

L’organizzazione è stata rigorosamente fai da te, con la ricerca di coincidenze perfette dei voli, la prenotazione degli hotel alle Svalbard così come ad Oslo dove avremmo passato 2 notti, ed infine l’escursione vera e propria della durata di 2 giorni. 

E poi il countdown, il “quanto manca”, l’acquisto degli indumenti termici (temperatura stimata – 20°/ – 30° gradi). 

Dalla sera in cui abbiamo capito che non saremmo partiti è iniziato il nostro lavoro casalingo: cercare di capire quali erano i termini e le condizioni, come muoverci e come contattare le compagnie aeree, l’organizzazione del safari, disdire gli hotel. Quest’ultimo passo è stato il più semplice, in Norvegia gli hotel sono quasi sempre rimborsabili. Il resto è stata una salita: le notizie in Norvegia non erano così chiare e pertanto le penali di annullamento erano alte senza se e senza ma. 

Poi nel dramma l’Europa ci è caduta a capofitto. E giorno per giorno riuscivamo a cancellare o almeno a spostare i voli, riprenotando per il prossimo anno senza perdere nemmeno un centesimo del nostro viaggio.

Le mie 40 candeline le spegnerò in casa, su una torta confezionata e magari del cibo consegnato a domicilio. Magari ai 50 andrà meglio. Ah, lo dico già da subito, l’idea per i 50 è un viaggio coast to coast in USA in moto. Quindi destino, vedi di lasciarmelo poi fare questa volta.

Stampare le foto

Elisa – Eli Loves Traveling

Tra le attività da poter fare durante questo #iorestoacasa, quella che mi sento di consigliarvi è di prendere in mano le foto che avete su smartphone e pc, di metterle in ordine, quindi cancellare quelle brutte, mosse o che non vi servono e salvare, rinominare, riordinare quelle che invece vi interessano.

Lo step successivo è quello di stamparle (online o a casa se avete una buona stampante) e creare un album – se vi piace scrivere, disegnare e creare potreste farlo voi dal nulla, vi occuperà un po’ di tempo e sicuramente sarà poi un bel ricordo da sfogliare. Altrimenti, se non vi sentite così artistici potete farlo online, ci sono tantissimi siti per la creazione di foto album e spesso si trovano delle buone offerte anche su Groupon.

Io ho utilizzato Saal Digital e Photobox ed entrambi permettono un’ampia personalizzazione dei propri foto album con procedure molto semplici. L’ultimo foto album che ho creato raccoglie tutti i viaggi fatti con il mio compagno dal 2016 al 2019 – la selezione delle foto mi ha richiesto parecchio tempo devo ammetterlo ma semplicemente perché me le sono riguardate tutte, una ad una. È stato bellissimo rivivere momenti, aneddoti ed esperienze attraverso le foto e in un momento come questo può aiutare a svagare la mente e a vivere qualche momento di spensieratezza. Mi sono divertita a personalizzarlo, a scegliere l’impaginazione delle foto, gli sfondi, i colori scegliendo un motivo diverso per ogni viaggio. Il risultato è stato davvero ottimo e ora, ogni volta che mi viene un po’ di nostalgia dei nostri viaggi o del viaggiare in sé, vado a sfogliarlo.

Sapete una cosa? Può essere anche una bellissima idea regalo. Qualche anno fa ne ho regalato uno a mia mamma con i viaggi fatti con lei e si è emozionata tantissimo quando lo ha sfogliato. Potreste farne uno per una persona cara che a causa della quarantena non vedete da un po’, così quando potrete finalmente riabbracciarla potrete anche farle un bel regalo.

Hygge

Hartine – ABC Home Rome

La mia giornata comincia a letto, mi piace alzarmi piano piano e leggere qualcosa prima di iniziare la giornata. Prendersi una o due ore la mattina presto per esercitare il cervello credo sia una buona abitudine per tenere le cellule attive e non lasciarsi sommergere dai problemi quotidiani. Il momento della lettura è perfetto anche per meditare. Scelgo un brano della Bibbia, un saggio nella lingua straniera che voglio migliorare o un libro di poesie (Silverstein, per esempio); la vita o le opere di uno scienziato o di un artista come Marie Kyrie, Maria Montessori, Vincent Van Gogh, Ludvig Van Beethoven, Gianni Rodari, Fridda Kahlo, “Le mille cose da conoscere dello spazio”, insomma ognuno si spazia come meglio crede.

Abbiamo bisogno di elaborare per capire e interpretare ciò che sta succedendo intorno a noi. Siamo limitati nella nostra libertà di movimento che in fin dei conti è una cosa molto preziosa per tutti. Spesso lo abbiamo dato per scontato o lo abbiamo vissuto come obbligo della nostra quotidianità, invece ora non ce l’abbiamo. Il nostro cervello deve fare i conti con questa realtà. Il nostro cuore lo deve accettare con altruismo. Magari abbiamo un buona salute fisica e non aspettavamo l’ora dell’avvicinarsi della primavera per godere le giornate di sole, invece dobbiamo trovare nel nostro cuore il rispetto e l’altruismo; io mi fermo, io resto a casa, per il bene degli altri, per rispettare loro, la loro età avanzata, la loro fatica al lavoro, le loro malattie e infermità, le loro paure.

In tarda mattinata e nel primo pomeriggio faccio l’allenamento cardiaco con esercizi di stretching, miglioramento del fiato, step, addominali. Dedico circa due ore o poco più a queste attività, anche spezzettando in due momenti della giornata. Insomma è importante perdere almeno 500 calorie al giorno in attività fisica per non finire la quarantena di #iorestoacasa da obesi. Sinceramente non ci riesco ogni giorno ma non mollo.

Leggere, leggere, leggere!

Eleonora – Avventure Ovunque

Io sono sempre stata un’appassionata lettrice sin da bambina, ma da quando ho iniziato l’università prima e a lavorare poi, il tempo libero da dedicare alla lettura è diminuito sempre di più. Anche volendo cercare di leggere qualche pagina la sera, prima di dormire, il più delle volte sono così stanca che non riesco proprio ad avere voglia di aprire un libro e leggere, per quanto interessante o avvincente possa essere. 

Una volta poi che è iniziata la quarantena, ho sfruttato i primissimi giorni per fare con più calma tante piccole cose che normalmente faccio di corsa o rimando il più possibile: stirare vestiti, mettere ordine in qualche cassetto o mobiletto, fare un po’ di pulizie “straordinarie”. Poi però le cose da fare si sono un po’ esaurite, e mi sono ritrovata a pensare proprio: «ok, devo stare in casa, ma che faccio?».

Alla fine, è emerso quello che è probabilmente l’unico aspetto positivo di queste giornate di quarantena trascorse in casa: ho ritrovato molto tempo per leggere, potendomi finalmente dedicare ad un libro che mi aspettava sul comodino da settimane. Anche il mio compagno si è ritrovato senza sapere come impegnare il proprio tempo in quarantena. Lui di solito nel tempo libero preferisce fare sport all’aperto ed ha dovuto ovviamente rinunciarvi. E così, perfino lui che normalmente non ama leggere più di tanto, si è convinto ad iniziare una saga che da tempo gli avevo suggerito e ora è quasi impossibile farlo smettere!

La lettura fra l’altro ha il grande pregio di consentirci in qualche modo di evadere dalle quattro mura casalinghe in cui siamo costretti ultimamente, trasportandoci in luoghi lontani. Che siano reali o di fantasia non ha importanza, il potere dei libri è proprio questo. E per chi come me ama viaggiare, i libri di viaggio sono ancora più adatti allo scopo. Io ad esempio mi sono dedicata proprio alla lettura di “Senza mai arrivare in cima”, libro in cui Paolo Cognetti racconta il proprio viaggio in Nepal. Ora mi sembra quasi di esserci stata davvero, a camminare tra le valli ai piedi dell’Himalaya.

#iorestoacasa ma che faccio?

Antonella – I viaggi dell’Anto

Amoree!?!! cinguetto già alle 7,00 di mattina, guardiamo il lato positive di questa storia: possiamo fare colazione insieme con calma tutte le mattine. Ancora in pigiama e col ciappo in testa mi adopero a preparare caffè e pane tostato e attendo… Lui si presenta dopo un tempo interminabile sbarbato e vestito di tutto punto con tanto di camicia bianca. Al mio sguardo attonito ribadisce che lavorando da casa mica si può essere sciatti, è questione di rispetto per se stessi. Certo però azz.. la camicia.. poi chi la stira….

Vabbè dai, organizziamo gli spazi, io mi metto al pc di casa nello studiolo/ripostiglio/cabinarmadio e a te lascio il tavolo da pranzo. La casa è un open space e comincio a rimpiangere di non avere pareti.

Il telefono (suo) squilla in continuazione, i toni si alzano, le lingue si mescolano e io non capisco più nulla. Ma certo che puoi usare il mio computer per quel  programma di grafica che ti  serve…. Io mi posso interrompere, attendere, e non combinare nulla. Che vuoi che sia?

Eh no vabbé non ti puoi mettere a leggere a voce alta la Circolare Ministeriale… Devo concentrarmi anche io e se poi siamo in due in conference call la casa diventa una babele. Sto smart working mi ha già sfinito. Ma come fanno a sopportarti i tuoi colleghi? 

Non è possibile continuare così, giusto stamattina leggevo che dopo il periodo di quarantena i divorzi in Cina hanno avuto un’impennata. E non fatico a crederlo, la convivenza forzata non è facile!

Ma ora più che mai dobbiamo restareacasa, quindi che faccio? Logicamente non posso ucciderlo… allora cambio strategia.

Sul tavolo ho appoggiato un vasetto con un fiorellino del mio balcone, acceso una candela profumata e messo una play list di musica classica molto soft e rilassante. Lui ha iniziato ad abbassare la voce quando è al telefono e a mettersi le cuffie. Dal forno si sprigiona il profumo della torta (al cioccolato per via della serotonina) preparata durante i turni per il pc.

Cerchiamo di non intralciarci ma di passare del tempo insieme:  pausa caffè e pranzo. Devo dare un nuovo equilibrio alla convivenza che normalmente si gioca anche sui  momenti di assenza dell’altro. Se siamo tutto il giorno  insieme alla sera cosa ci raccontiamo? Parliamo delle nostre paure, videochiamiamo gli amici e, ci abbracciamo spesso in un gesto silenzioso e  protettivo.

Io leggo, mi prendo cura delle mie piantine, cucino. Ma la cosa che davvero faccio in questo periodo sospeso, è rimettere a posto le priorità. Capire cosa è veramente importante, accorgersi  di cosa si può fare a meno, individuare “Le cose da salvare” per utilizzare il titolo di un bellissimo romanzo che ho appena terminato di leggere e che vi consiglio. Quando tutto sarà finito di questi giorni strani ci resterà la consapevolezza della nostra fragilità e soprattutto della   nostra forza.

Scrivere per ritrovare la leggerezza

di Elisa – Elimeli

“If you can’t go outside, go inside” recitava una vignetta che ho visto qualche giorno fa sui social.

Scrivere è un’attività solitaria, una pratica quasi meditativa secondo me. Per poterlo fare abbiamo bisogno di mettere in pausa tutto il resto e metterci in ascolto. 

Ed è proprio in questo periodo a casa che scrivere può essere un’attività utile e creativa a cui dedicare del tempo. 

In queste settimane di isolamento forse ci siamo sentiti confusi, impauriti. Troppo sopraffatti per riuscire a concentrarci in attività che faremmo normalmente: leggere, riordinare energicamente casa, seguire un corso online o fare attività fisica in salotto. 

La scrittura in questo caso può diventare nostra amica, con la sua potenza chiarificatrice e la capacità di mettere in moto connessioni creative. 

Non ha importanza se lo facciamo già abitualmente (perché magari abbiamo un blog) o solo raramente. L’inchiostro sulla carta o i caratteri su un foglio Word, hanno un effetto positivo su di noi.

L’argomento? Non è fondamentale in realtà. Così come non importa se lo facciamo bene o male. Nella scrittura privata secondo me è più importante l’atto di scrivere che non il contenuto.

Qualche idea da cui partire: possiamo scrivere semplicemente cosa sta affollando la nostra mente e lasciarlo andare in un flusso spontaneo. Oppure potremmo scrivere cosa vorremmo fare appena sarà finito l’isolamento. O rievocare delle sensazioni positive della giornata. Prendere appunti per quel progetto o quell’idea rimasta chiusa in un cassetto per tanto tempo. Andare alla ricerca dei nostri ricordi di viaggio più belli. Annotare una lista di libri di viaggio che vorremmo leggere e perché. O magari scrivere… perché non riusciamo a scrivere!

Arriverà un momento, mentre riempiamo il foglio, in cui sentiremo di aver esaurito quella carica di energie sotterranea. E a quel punto ci sentiremo forse un po’ diversi, un po’ più leggeri.

#iorestoacasa: l’iniziativa dei Musei Italiani per raggiungere i cittadini

di Marina – Viaggi Mari Lore

firenze notte palazzo vecchio

Quell’8 marzo 2020 lo ricorderemo tutti: ordine perentorio di chiusura di tutti i musei e i Luoghi della Cultura italiani, dopo che avevano già chiuso le scuole, riducendo molto, di fatto il numero dei visitatori stagionali, e dopo che avevano già chiuso i Musei di Lombardia e Veneto.

Con questa chiusura definitiva i Musei però si sono aperti. Di botto. Aperti al digitale, aperti in rete, aperti sui social a dismisura.

#iorestoacasa è stato l’hashtag che ha accompagnato i primi momenti di smarrimento, smarrimento da parte del pubblico dei potenziali visitatori, più dispiaciuti che preoccupati all’idea che si potessero chiudere i musei, luoghi di cultura. Se chiudono i musei, di questo passo dove andremo a finire?

I Musei hanno risposto alla grande, mettendo in piedi dal nulla, chi già attrezzato, chi improvvisando, una serie di contenuti sui social che sono diventati simili ad un palinsesto televisivo.

Ma non è questo il luogo per criticare il metodo. Guarderò piuttosto al buono che tutto ciò ha comportato: i Musei Italiani si sono adattati al volo alla nuova situazione, creando contenuti online alla portata di tutti. I social sono diventati la porta d’ingresso da varcare per entrare in questi nuovi musei digitali. Pagine facebook, canali youtube, siti web sono diventati allo stesso tempo porte e portali per accedere al museo chiuso per necessità. E i risultati sono stati notevoli.

Gallerie degli Uffizi, Museo Egizio di Torino, Parco archeologico del Colosseo, Gallerie di Palazzo Barberini e Corsini, ma anche Parco archeologico di Ostia antica, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Parco archeologico di Paestum e Parco archeologico di Ercolano si sono subito dati da fare, sotto l’egida degli account social di @museitaliani che ha diretto e dirige l’orchestra, una sinfonia di contenuti digitali.

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#iorestoacasa

Questo post è stato scritto da:

Francesca

Francesca

La capa, dalla cui mente è nato Chicks and Trips. Senese di nascita, europea per vocazione, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e poi l'ha appesa al chiodo sopra la televisione, tanto le stampe come complemento d'arredo vanno di moda. Passa il suo tempo a scrivere atti più o meno pubblici, fare foto e pettinare gatti. Se dovesse andare a Hong Kong, sceglierebbe un volo con scalo a Londra e un tempo di attesa di un paio di giorni, pur di farsi un giro nella città della Regina. Sogna di vincere alla lotteria e passare il resto della vita in un appartamento con camino a Mayfair. Autrice de "I Cassiopei (biografie non autorizzate) e "Storia di Biagio".

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