A occhio e croce, questo post conterrà un numero di foto pari al numero di abitanti della frazione di Isola Santa.

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No, non è una battuta. Ma andiamo per ordine.

Il borgo di Isola Santa

Al contrario di quello che lascia pensare il nome, Isola Santa non è un’isola, bensì un borgo antico composto da poche case in pietra, una chiesa e un campanile nel comune di Careggine, in Garfagnana, provincia di Lucca, sulle Alpi Apuane.

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Per raggiungerla, l’unico modo è percorrere la SP13, la vecchia strada che collegava la Garfagnana e la Versilia (nota strada per gli appassionati delle due ruote), lasciare la macchina lungo il ciglio e scendere a piedi per il sentiero che vedete nella foto qui sopra.

L’impatto è immediato.

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Isola Santa sembra disabitata, sperduta, quasi dimenticata da tutti.

In effetti sono stata lì per più di un’ora e l’unica “anima” che ho incontrato è uscita da un portone scricchiolante, con un paio di pantaloni di velluto, le bretelle e una camicia a quadri, ha preso delle legna da una capanna ed è rientrato in casa ignorando il nostro saluto di buongiorno.

Siamo sinceri, di sera, al buio, non ci metterei piede perché salterei a ogni minimo rumore.

La storia di Isola Santa

Isola Santa è un borgo che risale al Medioevo, quando è stata costruita intorno a un hospitale per rifocillare i viandanti che si dirigevano verso la piana lucchese o verso il mare.

Nel 1950, lungo il torrente Turrite Secca fu costruita una diga per lo sfruttamento dell’energia idroelettrica. I pochi abitanti si trovarono costretti ad abbandonare le loro case, perché temevano che tutti i loro beni sarebbero scomparsi da un momento all’altro per colpa della pioggia troppo abbondante.

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Così, nel giro di poco tempo, Isola Santa fu lasciata agli elfi e alle fate, a cui è rimasta per mezzo secolo.

La rinascita di Isola Santa

Nel 2000 qualcosa è successo. I vecchi abitanti e i loro figli hanno deciso di riportare l’isola-che-isola-non-è al suo antico splendore e hanno avviato un progetto di ristrutturazione che ha ridato vita a Isola Santa permettendole di conservare il fascino di quel luogo fatato, ma allo stesso tempo togliendo quell’alone da film dell’orrore (più o meno).

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Oggi su Isola Santa c’è un ristorante che propone cucina locale, una locanda in cui dormire cullati dal fruscio delle foglie e dai bisbigli di fate ed elfi e un paesino tascabile da visitare, meglio se in autunno (come ho fatto io) per rimanere incantati dai colori della vegetazione garfagnina e dal blu delle acque o in primavera (come ho in programma di fare). I

o, la mia reflex, i miei pensieri e la pace che sono i borghi incantati sanno dare.

PS. Alla fine questo post ha contenuto “solo” 19 fotografie, mentre gli abitanti della frazione di Isola Santa sono 35.

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Stefania

Stefania

Ha una trentina d'anni, una lunga vita da pendolare e un'altrettanto lunga vita da lettrice incallita. Ha una collezione di cartoline che da anni incrementa guardando con espressione angelica chiunque sia in partenza prima di chiedergli: “Mi mandi una cartolina?”. Ha un astio profondo per il caffè, e una dipendenza da cappuccino e Pocket Coffee. Ha anche due lauree, una in Editoria e una magistrale in Traduzione; quello che le manca è una casa tutta sua in cui usarle come complemento d'arredo, ma ci sta lavorando. Quando leggete le parole su Facebook, in genere sono sue.

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