Come noto a chi mi conosce e segue Chicks and trips, a fine giugno mi sono rotta il malleolo. Cose che capitano a chi si ostina a praticare sport estremi come andare alle terme (sono stupidamente scivolata scendendo le scale con i piedi bagnati).

Prendiamola con filosofia!

Prendiamola con filosofia!

Dopo un luglio di passione tra intervento, stampelle e fisioterapia a fiumi, sono partita per il viaggio già programmato in Lapponia anche se avevo recuperato solo al 75% e giravo ancora con il mio bel tutore.

Ora voi penserete che il mio sia un luogo comune, ma vi garantisco che avere per la prima volta nella vita una capacità di movimento ridotta ti fa realizzare che il mondo è davvero “fatto a scale” come dicono.

Uspenski, la cattedrale ortodossa di Helsinki

Uspenski, la cattedrale ortodossa di Helsinki

Cafè a Suomenlinna

Cafè a Suomenlinna

La mia faccia entusiasta di fronte alle scale della chiesa di Kallio, Helsinki

La mia faccia entusiasta di fronte alle scale della chiesa di Kallio, Helsinki

Le scale, anche per un blocco psicologico visto che sono caduta proprio mentre le scendevo, sono ancora il mio incubo, ma ad agosto avevo oggettivamente problemi a farle per motivi di articolazione non ancora recuperata. Inutile dire che intorno a me ho trovato milioni di scale. Sembrava che tutti i bagni pubblici della Lapponia dovessero essere al piano inferiore, che tutti i luoghi più belli dovessero essere raggiungibili solo facendo gradini.

Al Circolo polare artico con il mio fedele tutore

Al Circolo polare artico con il mio fedele tutore

La mia è una disabilità temporanea e risolvibile con un po’ di impegno e di fatica in più, ma inevitabilmente mi sono chiesta come faccia chi è disabile ad affrontare quotidianamente questi percorsi ad ostacoli, la necessità ripetuta di chiedere aiuto per i vari montacarichi, ascensori, gradini, che rappresentano, soprattutto nel nostro Paese, una costante.

La risposta è arrivata per caso leggendo un libro bellissimo: Mi girano le ruote. Una storia che non si regge in piedi di Angela Gambirasio.

Angela, se siete frequentatori di Twitter, la troverete come @RuoteRotanti, è disabile e racconta con intelligenza, cinismo e un’ironia travolgente e dissacrante gli ostacoli che ogni giorno si trova a dover superare a causa della superficialità (voglio essere benevola) di noi bipedi.  Scrive con acume sul blog Ironicamente diversi che vi consiglio di mettere subito tra i preferiti.

A causa dell’ignoranza di molti, un disabile che voglia condurre in Italia una vita autonoma e “normale” (Angela mi odierà per l’utilizzo di questo termine) deve essere pronto ad una battaglia quotidiana e questo, francamente, mi sembra allucinante.

Scopro, leggendo il libro, che se un disabile vuole prendere un treno Trenord o, peggio, un Freccia Rossa deve “prenotare” per tempo il treno, perché non tutte le carrozze sono abilitate per il trasporto disabili, non tutte hanno la pedana che consente l’accesso alla carrozzina (e non tutte le pedane funzionano, ma questo si scopre solo al momento). Questo rende impossibile di fatto per un disabile prendere un treno all’ultimo minuto. Angela è pendolare e usa il treno per andare a lavoro. Se esce inaspettatamente prima dall’ufficio, con ogni probabilità deve comunque perdere tempo in stazione fino all’arrivo del treno da lei prenotato. Autobus, tram e metro sono quasi sempre off limits.

Le variabili positive sono tutte lasciate alla buona volontà della gente, mentre gli inconvenienti ulteriori sono tutti frutto della deficienza di chi prende le decisioni che contano.

C’è poi il problema dei bagni a norma che non sempre ci sono (a Roma sono pronta a scommettere che oltre metà dei locali in centro non abbia bagni a norma), che se ci sono non è detto che siano accessibili, che se ci sono e sono accessibili vengono molto spesso usati anche da noi bipedi che li lasciamo in condizioni mostruose per un disabile che su quel water deve sedersi per forza.

In aereo un disabile non può andare in bagno. Se ci pensate già solo questo sembra spaventoso.

Nonostante tutte le difficoltà Angela Gambirasio affronta la vita con una tenacia, una grinta, una faccia tosta e una voglia di prenderla a ridere che vi farà adorare il libro (e vi aprirà anche un po’ gli occhi).

Quello che mi è rimasto è un gusto amaro in bocca, perché se una persona come Angela si trova scrivere “Quanto all’aspirazione a salire su un treno in modo dignitoso, la dignità ormai l’ho messa sotto naftalina da un pezzo, se no non sarei più uscita di casa”, vuol dire che quella che stiamo percorrendo non è la strada giusta.

Allora mi è venuta voglia di sentire lei cosa ha da dire sull’argomento e Angela è stata così gentile da rispondere alle nostre domande. Lasciamo a lei la parola:

1.       Come si viaggia quando si è disabili?

Con molta organizzazione e dei compagni affidabili e muscolosi. In realtà, il problema principale di solito è uscire indenni dall’Italia, soprattutto se si prende l’aereo. A giudicare dai danni, pare che chi lavora al carico-scarico stiva, non distingua una sedia a rotelle da una Samsonite. Però, una volta varcata la frontiera, se si scelgono i paesi giusti, la vacanza può davvero cominciare, tra mezzi di trasporto accessibili, ristoranti/pub col bagno disabili e negozi senza il gradino in ingresso. Da queste parti passo per una risparmiatrice: la verità è che ci sono pochi posti ove posso entrare a spendere i miei soldi… così finisco per portarli all’estero.

2. Abbiamo letto sul tuo blog che di recente sei stata in America. Lì le cose vanno meglio per i disabili che vogliono muoversi in autonomia?

L’America è stata il top! Sono addirittura riuscita a salire su un vecchio tram di Milano! Non uno che gli somiglia, ma proprio un obsoleto tram milanese, venduto alla città di San Francisco e reso accessibile con una spesa minima. E’ bastato mettere uno scivolo in cemento alla fermata, che porta ad altezza gradini. Ma non si deve mica andare fino in America per incontrare la civiltà. I normodotati per rilassarsi vanno alla SPA, io salgo sul primo volo per Londra, Vienna, Berlino, Amsterdam, Stoccolma… e appena tocco terra, tutta la tensione si scioglie. La cosa più bella è che all’estero pago i mezzi di trasporto come gli altri, mentre qui posso viaggiare gratis su mezzi su cui non riesco a salire.

3. Qual è il luogo in cui ti sei sentita più libera dalle barriere architettoniche?

E come faccio a scegliere? Solo da noi è considerato normale che ci siano le barriere architettoniche. Ci raccontano che l’Italia è un Paese storico e che pertanto ci sono più difficoltà a renderlo accessibile. Eppure ogni giorno vedo nuovi negozi inaccessibili, pedane costruite senza criterio e di fatto inutili, ascensori fuori servizio o addirittura mai collaudati nelle stazioni. Insomma, l’impressione è che più che altro manchi la volontà, anche laddove si potrebbe fare qualcosa con poco.

4. Al contrario, c’è un luogo dove vorresti andare ma le barriere architettoniche te lo impediscono?

Ho provato ad andare a Venezia con la sedia a rotelle e da allora non temo più l’Inferno. Mi hanno spiegato che mica si possono fare miracoli in una città costruita sull’acqua e gli ho creduto fino a che non sono stata a Stoccolma, la Venezia del Nord. Vorrei tornare a Venezia e onorare le mie origini venete… ma quando una città già difficoltosa costruisce un nuovo ponte – quello di Calatrava – ancora con i gradini, io ci leggo un chiaro invito ai disabili a starsene alla larga.

5. Trovi che la sensibilità sull’argomento stia aumentando o i problemi sono sempre quelli?

È giusto di pochi giorni fa la notizia che a Torino un tassista si è rifiutato di caricare la sedia a rotelle del Presidente del comitato giochi paralimpici. Fosse capitato a me, io avrei caricato il taxi con la sedia a rotelle… presente i rinoceronti? La mentalità sta cambiando? Certamente, altrimenti mi drogherei anziché scrivere libri comici sull’essere disabili in Italia. Io so che la mentalità sta cambiando e voglio essere parte di questo cambiamento, con quello che ho: la lingua lunga! Eppure un solo episodio, può d’un tratto ricordarti che c’è ancora tanto, troppo da fare, anche per superare le barriere mentali.

6. Quando viaggi organizzi tutto da sola o ti rivolgi a tour operator specializzati?

Salvo rarissimi casi, preferisco fare tutto da sola. Se devo cambiare diversi voli, mi rivolgo invece ad una normale agenzia… così magari imparano anche a gestire i viaggi dei disabili, che io non credo nella separazione dei servizi per utenti “normali” e non. Ma a far da soli si risparmia sempre… e poi diciamocelo: sono maniaca del controllo. Purtroppo non basta leggere su un sito che un hotel è accessibile per esserne certi. Bisogna telefonare, scrivere, fare domande precise e farsi mettere nero su bianco le caratteristiche della stanza. Anche prenotare l’assistenza per il treno o l’aereo, non significa sempre essere certi di trovarla. Inoltre, ogni disabile ha esigenze specifiche, che mica siamo fatti tutti storti uguali. Personalmente preferisco evitare passaggi aggiuntivi e spiegare direttamente le mie esigenze al contatto finale. Tra l’altro, quando qualcosa non va, pare che sia particolarmente brava a rompere le scatole e molto più determinata di un’agenzia. Forse dovrei metterla su io un’agenzia…

7. La vacanza dei tuoi sogni: ce la descrivi?

La vacanza dei miei sogni è un lungo viaggio tra le bellezze del sud Italia… un giorno lo farò, ma mi devo ben preparare, che per un disabile è mica semplice come andare in America.

Ringraziando Angela Gambirasio per la sua cortesia, vi invito a correre su Amazon per prendere “Mi girano le ruote“.

Vi anticipo solo una cosa: quando ho letto l’episodio del “suggeritore” mi sono sentita male dal ridere!

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