Conoscendomi, questo si annuncia come il secondo articolo di una lunga serie (il primo lo leggete nella sezione Berlino). Essendo una golosa al limite del diabetico (e in perpetua guerra – persa – contro la panza), posto che vado, dolce che prendo.

E devo confessare che in Ungheria, c’è pane per i miei denti.

La prima tappa di Budapest (sì, prima del Castello e dello St. Stephan Dom) è la pasticceria Gerbeaud. Un edificio elegante, al centro di Pest, appena si esce dalla metro Vörösmarty Tér, la si trova proprio davanti, maliarda tentatrice.

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Prova del delitto: la bustina di Gerbeaud

Chi sono io per resistere? Nessuno.

Entro e mi trovo davanti un tripudio di cioccolato, paste, dolci e torte che le parole non riescono a descrivere, gli occhi non riescono a comprendere. Il profumo dà alla testa. La pasticceria fatta poesia o la poesia fatta pasticceria, non lo so.

Fatto sta che prendo questa bomba calorica – una specie di sacher torte rivisitata, ma rivisitata proprio bene – e sono in paradiso.

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Pasticceria ungherese

Lasciata Budapest, ci dirigiamo in auto verso una ridente (e molto carina) cittadina sulla sponda nord occidentale del Lago Balaton, di nome Sopron; nella piazza dove ci stiamo concedendo una meritata pausa dalle tappe giornaliere, prima di affrontare i kilometri che ci separano dall’Italia, c’è una specie di forno.

La gente entra ed esce con enormi borse di… pane? A metà pomeriggio, verso l’ora di chiusur? Sembra sospetto.

Mi avvicino e guardo all’interno. Entro già condannata e esco con queste due meraviglie all’irrisorio costo 30 (TRENTA!!!) centesimi di Euro. Mai 30 centesimi furono spesi meglio.

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Paradiso a 30 centesimi

E voi, da quali golosità vi lasciate tentare mentre siete in viaggio?

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