Mi piace gironzolare per le città da sola, con il naso all’insù come una turista con la testa tra le nuvole.

Mi piace anche avere sempre un libro in borsa, quindi inevitabilmente finisco per sedermi a leggere nei posti più disparati.

Come all’ombra della Tate Modern di Londra o sulla scalinata di Piazza di Spagna, com’è successo quella mattina di metà maggio di un paio di anni fa.

Ero a Roma quasi per caso, dopo essermi accodata all’Altra Metà che aveva un corso di aggiornamento.

Ho passato un paio d’ore seduta su uno scalino con un libro sulle ginocchia (me lo ricordo ancora, era Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas) e un meraviglioso vaso di gerani rossissimi accanto.

Tra una pagina e l’altra osservavo le persone intorno a me, con i loro modi di vestire (c’erano persone con il piumino e persone con i sandali), con i loro lineamenti e i loro modi di fare che ti indicavano subito da dove venivano, con le lingue che si mescolavano tra loro. La stagione turistica stava per entrare nel vivo, e Roma si stava preparando a mostrarsi in tutta la sua maestosità alle migliaia di persone che l’avrebbero affollata ogni giorno per i mesi successivi.

Eppure, anche se era solo maggio, di gente ce n’era quel tanto che bastava per apprezzare la diversità e il contrasto con i romani in giacca e cravatta di corsa, quelli che neanche fanno più caso alla meraviglia che hanno davanti agli occhi ogni giorno.

Gerani in Piazza di Spagna a ROma

Perché Piazza di Spagna è proprio quello.

Una meraviglia.

Roma è tutta bella, ogni angolo trasuda storia, ma quella scalinata bianca mi ha sempre affascinata, soprattutto quando esci da (quel buco che è) la stazione della metropolitana Spagna e all’improvviso la vedi lì, bella, immobile e imponente.

Per me, che vengo da un piccolo paese di campagna, quel melting pot di arte e culture diverse era ed è affascinante come il libro che avevo appoggiato sulle ginocchia quella mattina di primavera.

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Stefania

Stefania

Ha una trentina d'anni, una lunga vita da pendolare e un'altrettanto lunga vita da lettrice incallita. Ha una collezione di cartoline che da anni incrementa guardando con espressione angelica chiunque sia in partenza prima di chiedergli: “Mi mandi una cartolina?”. Ha un astio profondo per il caffè, e una dipendenza da cappuccino e Pocket Coffee. Ha anche due lauree, una in Editoria e una magistrale in Traduzione; quello che le manca è una casa tutta sua in cui usarle come complemento d'arredo, ma ci sta lavorando. Quando leggete le parole su Facebook, in genere sono sue.

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