Da un’idea della comunità delle Travel Blogger Italiane (qui trovate il primo post di Paola di Pasta Pizza e Scones), il gruppo Facebook, più figo che ci sia. Dopo #Viaggi90, abbiamo tirato fuori il #PrimoViaggioEstero. Leggete e commentate!

Francesca

Il mio primo viaggio all’estero, da sola, l’ho fatto grazie alla scuola.  Correva l’anno 1993 (oddio… ma davvero?!).

La scuola superiore che frequentavo era entrata in contatto con un istituto superiore della cittadina di Haderslev – Danimarca.

primo viaggio all'estero

Insieme, i due presidi avevano deciso di fare uno scambio di studenti, per favorire la fratellanza tra i popoli europei.

A febbraio di quell’anno, la mia amica danese di nome Karina, visse una settimana da noi. Frequentò con me la scuola, visse con me e la mia famiglia, uscimmo insieme con i miei amici.

Ad aprile toccò a me, con i miei compagni di scuola.

Metà della mia classe (l’altra metà aveva deciso di non partecipare), salì in treno a Siena e, accompagnati da un insegnante, viaggiò verso Haderslev.

primo viaggio all'estero

27 ore di viaggio all’andata. 24 ore di viaggio al ritorno.

Se dovessi farlo ora, penso che prima mi darei una martellata sui piedi.

Fu un viaggio infinito, eppure divertentissimo. Cambiammo tre treni, ma ricordo l’emozione di quando, a Chiasso, varcammo il confine. Era tarda notte, eravamo suddivisi in cuccette da sei, ma nessuno dormiva.

Tutti al finestrino a guardare questo “confine”.

Chiaramente non c’era niente da vedere, ma eravamo all’estero.

Ufficialmente! 

Passammo la notte in bianco, tra risate e corse tra gli scompartimenti. La mattina uno stewart tedesco ci portò un bicchiere di roba imbevibile.

La mia prima esperienza con il caffè d’oltralpe.

Arrivammo a destinazione nel tardo pomeriggio. Mi ricordo che mi trascinai e la mia Samsonite Oyster – acquistata per l’occasione – per tutta la stazione danese. Sarà pesata 40 kg.

Solo anni più tardi avrei imparato a viaggiare leggera.

Avevo portato con me anche pacchi e pacchi di merendine salvavita. Le avrei vendute giorni dopo a peso d’oro! Né io né i miei compagni di classe ci abituammo mai all’orribile cucina danese.

Karina e la sua famiglia, i Petersen, che mi ospitavano, vennero a prendermi alla stazione. In macchina arrivammo alla loro casetta, tipica del Nord Europa. Tutta in legno, tetto spiovente, finestre bianche a quadrettoni.

primo viaggio all'estero

Una tazza di latte e crollai a letto.

La mattina successiva, e tutte le altre, andammo a scuola in bici. In un paese privo di pendenze, la scuola era chiaramente in cima all’unica collina della Danimarca!

Mi ricordo una fatica bestiale, mentre Karina e le sue compagne sfrecciavano per la pista ciclabile con una pendenza inaudita tra i popoli civili.

primo viaggio all'estero

La scuola era bellissima, le aule enormi. Alla fine dell’ora di lezione, tutti gli alunni cambiavano stanza per seguire la lezione successiva. Aveva la mensa e una stanza della musica. Tre campi da calcio, uno da baseball, un museo.

Gli insegnanti parlavano tutti perfettamente inglese (la metà dei nostri neanche parlava italiano). Se uno studente aveva difficoltà in una materia, l’insegnante dava lezioni private nel pomeriggio. Gratis.

La scuola metteva a disposizione le aule per lo studio pomeridiano, anche in assenza di lezioni. Per noi una cosa strabiliante.

La settimana danese, il mio primo viaggio all’estero, passò in un lampo.

La sera uscivamo da soli, con i nostri compagni danesi: al pub, al bowling, a passeggio.

L’unica escursione la facemmo al Mare del Nord. Mi ricordo una spiaggia enorme, freddo e tanta nebbia. In un attimo fu l’ora di tornare a casa.

primo viaggio all'estero

Salutai piangendo la mia amica Karina. Nonostante le difficoltà della lingua, ci eravamo trovate benissimo insieme. Anni dopo ci saremmo ritrovate su Facebook.

Salimmo sul treno per tornare in Italia. Ricorda vagamente un cambio ad Amburgo, dove sul nostro treno salirono dei tifosi di una imprecisata squadra tedesca. Tornavano a casa dopo la partita. I miei compagni di classe fecero subito comunella e così passammo l’intera notte.

In tarda mattinata eravamo a casa. Chiesi a mia madre di cucinarmi un piatto di tagliatelle al ragù. Il primo pasto decente dopo una settimana! 

Ero andata avanti a Kinder Brioss, mele e pane e cioccolata. Un viaggio epico, stancante, pieno di avventure.

primo viaggio all'estero

Il sapore dell’incognito, me lo ricordo ancora. Di non sapere cosa avrei trovato, di trovarmi completamente fuori dal mio elemento. Avrei dovuto cavarmela da sola. Niente mamma o babbo a risolvere i problemi.

Totalmente indipendente, nel bene e nel male. La prova del fuoco, bere o affogare

Bevvi.

Bevvi il mio primo viaggio all’estero e mi fece venire una sete tale, che ancora non è passata. Essere fuori casa è una sensazione inebriante, che solo viaggiatori possono capire.

Grazie alla scuola ho fatto il mio primo viaggio all’estero.

Sempre grazie alla scuola, l’anno successivo, avrei fatto il mio primo viaggio in aereo, a Barcellona.

Ma questa è un’altra storia e dovrei essere raccontata un’altra volta [cit.].

Haderslev

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Francesca

Francesca

La capa, dalla cui mente è nato Chicks and Trips. Senese di nascita, europea per vocazione, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e poi l'ha appesa al chiodo sopra la televisione, tanto le stampe come complemento d'arredo vanno di moda. Passa il suo tempo a scrivere atti più o meno pubblici, fare foto e cadere da cavallo. Se dovesse andare a Hong Kong, sceglierebbe un volo con scalo a Londra e un tempo di attesa di un paio di giorni, pur di farsi un giro nella città della Regina. Sogna di vincere alla lotteria e passare il resto della vita in un appartamento con camino a Mayfair. Autrice de "I Cassiopei (biografie non autorizzate).