La Reggia della Venaria, insieme ai suoi giardini, è stata edificata nel Seicento dal duca Carlo Emanuele II di Savoia come residenza di caccia e di piacere a due passi da Torino, incastrata nel borgo circostante (che prese il nome anch’esso di Venaria Reale): una piccola Versailles.

In quei secoli i Savoia si facevano costruire innumerevoli dimore e palazzetti di svago, nei quali si recavano soprattutto per andare a caccia con la corte. Quest’insieme di residenze prese il nome di corona di delizie, ed è un patrimonio che oggi rappresenta una ricchezza dal punto di vista turistico.

Anche la Venaria rientra nell’insieme, ma è tornata ai suoi antichi splendori soltanto da pochissimi anni.

Figure di carta alla Reggia di Venaria

Figure di carta alla Reggia di Venaria

Dopo l’epoca napoleonica, infatti, la Reggia venne trasformata in caserma, i maestosi giardini vennero spianati e trasformati in una piazza d’armi per le esercitazioni militari. Questa destinazione d’uso continuò a lungo sin dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Quando venne tolto il presidio militare, durato quasi duecento anni, non era rimasto molto dentro al palazzo, grazie ai vandali che nel corso dei decenni (soprattutto dopo le guerre) avevano rubato quello che gli serviva.

Infatti, quando ero ragazzina io, mi ricordo così la Reggia, come un vecchio grande complesso di edifici chiuso e malandato, accanto al quale c’era la caserma dei militari col filo spinato tutto intorno.

Non avrei mai pensato che quel grande palazzone avesse al suo interno degli ambienti simili, ma soprattutto non mi sarei mai immaginata che tutt’intorno, una volta, ci fossero stati dei giardini così elaborati, con linee prospettiche e fontane. Dei giardini purtroppo non era rimasta traccia.

Prospettiva dei giardini

Prospettiva dei giardini

Nel 1999 è partito un ambizioso progetto di restauro, sostenuto anche dall’Unione Europea, che nel giro di pochi anni ha recuperato la Reggia e anche i suoi giardini perduti: sono stati restaurati 100mila metri quadrati di superficie di tutto il complesso, 50 ettari di giardini sono stati ri-tracciati (basandosi su vecchie stampe e addirittura su ricognizioni aeree, grazie a cui hanno individuato gli antichi tracciati) e sono state piantate 200mila piante e piantine. La Reggia è stata aperta al pubblico nel 2007, e da allora offre un percorso di visita permanente, importanti mostre, un centro internazionale per il restauro, spettacoli e concerti nella bella stagione.
Ogni volta che mi torna alla mente lo stato della Venaria soltanto vent’anni fa, e lo paragono con quanto esiste oggi, mi rendo conto che in questo caso è stato compiuto davvero un piccolo grande miracolo.

I giardini al principio erano un po’ spelacchiati, perché sono stati ricreati da capo, ma nel corso degli anni sono cresciuti. Pergolati con le rose, aiuole, siepi, orti e piante da frutto hanno di nuovo fatto capolino intorno al palazzo principale. E’ stata ricreata una Peschiera, cioè un grande vascone dove durante l’estate i visitatori possono fare su e giù in gondola. E se vogliono girare comodamente nei giardini possono prendere dei calessini che li accompagnano.

La Peschiera Grande

La Peschiera Grande

E a proposito di gondole, nelle Scuderie della Reggia (adattate a spazio espositivo) viene esposto in permanenza il sontuoso Bucintoro dei Savoia, restaurato anch’esso, e ultimo esempio esistente di imbarcazione veneziana originale del Settecento. I Savoia se lo comprarono nel 1731, e adesso è visibile al pubblico, dopo decenni e decenni in cui anch’esso è rimasto nascosto e derelitto in qualche polveroso magazzino.
E’ una barca davvero meravigliosa, e la prima volta che l’ho vista da vicino sono rimasta ad ammirarla affascinata, in tutti i suoi dettagli, per quasi mezz’ora.

Bucintoro dei Savoia

Bucintoro dei Savoia

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Roberta

Roberta

Era ancora il secolo scorso quando si è laureata in Scienze della comunicazione, si è poi ritrovata quasi per caso a lavorare nel mondo che rappresenta il simbolo del secolo attuale: il World Wide Web. Anche se non ha i capelli biondi, a 3 anni ha fatto come Alice ed è caduta nella tana del coniglio, dove ha scoperto il paese delle meraviglie chiamato Lettura. Giusto il tempo di diventare grande e ha cominciato a intraprendere viaggi alla scoperta di luoghi conosciuti sulla pagina scritta (e se sono le Isole britanniche è anche meglio). Riservata ma curiosa, pigra ma multitasking, è un’ammiratrice del disordine organizzato.

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