Valencia, la capitale della Comunità Valenciana, è la città perfetta da scoprire in sella ad una bicicletta.

Le ragioni sono tante: è una città di mare, è completamente piatta e le piste ciclabili sono infinite.

Non solo: i suoi giardini principali avvolgono la città come un abbraccio e ci si può godere la pedalata al fresco delle migliaia di altissime palme.

E soprattutto, lontano dal traffico e in totale sicurezza.

Generalmente quando sono in giro per una città nuova, compro sempre la tessera per poter viaggiare su tutti i mezzi. Il trasporto pubblico è fondamentale per scoprire lo spirito di una comunità. Poi è il mezzo più economico, che non guasta.

A Valencia invece abbiamo scelto la bici: ecologica e faticosa, ci ha fatto scoprire una Valencia lenta e ombreggiata, fatta di viuzze assolate e piazzette.

Valencia

Pedalando a Valencia

Prima di prendere la bici in affitto, chiedete al vostro albergo.

Il nostro (che vi consiglio perché economico, pulito e in centro!)affittava bici fighissime a 10 euro al giorno, incluso lucchetto e assicurazione contro il furto.

Ne abbiamo approfittato subito il primo giorno. La notte la riportavamo in hotel e la mattina dopo era a disposizione.

Alla reception ci hanno dato un volantino con le regole da seguire per i ciclisti.

Che poi sono le stesse che valgono in tutte le città del mondo. Non andare sul marciapiede. Legare le bici agli arredi urbani in modo che non diano fastidio. Usare dove possibile le piste ciclabili. Rispettare i segnali stradali.

Letto questo, siamo partiti alla scoperta di Valencia.

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Valencia

Placa de la Reina

Mercat Colòm

Mercat Colòm

Dai Jardì del Turìa al Porto dell’America’s Cup

Alla scoperta di Valencia: i Jardì del Turìa

Se guardate qui sopra la mappa di Valencia, noterete come la Ciutat Vella (Città Vecchia) sia avvolta da una striscia verde.

Sono i Jardì del Turìa, quello che si chiama un ottimo recupero urbano. Un’idea semplice e geniale.

Il Turìa era il grande fiume di Valencia. Nel 1957 inondò la città, creando danni ingentissimi. I valenciani decisero di deviare il fiume fuori dalla città, lasciando il letto vuoto e desolato.

Per anni è stato semplicemente una brutta cicatrice.

Negli anni Ottanta però un gruppo di architetti e paesaggisti lo ha preso in mano, facendone un progetto ambizioso ma molto bello.

Valencia Jardì del Turìa

Hanno creato una lunga striscia verde piena di alberi, aiuole, siepi, campi da calcio, luna park. Una successione infinita di panchine, parchi giochi, giardinetti e palme, verde anche d’inverno.

E’ aperto 24 ore al giorno, è pulitissimo ed è lungo 11 kilometri. E, chiaramente, è pieno di piste ciclabili. Che ve lo dico a fare?

La nostra scoperta di Valencia inizia dai Jardì del Turìa. Entriamo all’altezza del Puente Trinidad e proseguiamo verso il mare.

Valencia Jardì del Turìa

Città delle Arti e della Scienza

La passeggiata è piacevolissima, la temperatura ottima, l’aria profuma di sale.

Dopo circa 15 minuti costeggiamo la Ciutat de les Artes i les Ciènces (Città delle Arti e delle Scienze), il capolavoro di Santiago Calatrava.

Questo enorme complesso museale è nato alla fine del secolo scorso ed è il simbolo di Valencia.

Valencia Jardì del Turìa Città della SCienza

E’ composto da una serie di edifici che sembrano scheletri di molluschi e giocano con i riflessi sugli specchi d’acqua antistanti.

Valencia Calatrava

Se vi piace l’architettura moderna, a Valencia avrete pane per i vostri denti.

Valencia con i bambini

Il complesso è composto da un teatro lirico, da un cinema Imax, dal Museo della Scienza, dall’Agorà (un edificio polifunzionale) e dal famosissimo Oceanografico.

Valencia Jardì del Turìa Oceanografico

Quest’ultimo edificio non è di Calatrava, ma è stato progettato da un altro architetto: Félix Candela.

Proseguiamo la pedalata, nel pomeriggio torneremo a visitare l’Oceanografico.

Arriviamo al porto dell’America’s Cup.

Porto dell’America’s Cup e spiaggia della Malvarrosa

Nel 2007 Valencia ha ospitato la prima edizione europea della gara velistica più famosa al mondo, la Coppa America, e l’area della darsena è stata totalmente ristrutturata.

A me non è piaciuta affatto.

Valencia Veles e Ventes

L’edificio più famoso, il Veles e Vents è totalmente abbandonato.

Tutta l’area è abbandonata, circondata da cantieri mai finiti oppure mai smantellati. Mi ha fatto una gran tristezza, mi aspettavo molto di meglio.

E sinceramente tutto questo “prezioso gioco di volumi grazie ai quali le piattaforme ricevono ombra permettendo agli ospiti di seguire le regate” io non l’ho visto.

Sono la sola a pensarla così?

Per fortuna, che 5 minuti di pedalata più avanti, c’è la spiaggia della Malvarrosa. Una striscia di sabbia infinita e grandissima, piena di gente ma con un mare trasparente e pulito.

Valencia Malvarrosa

Valencia Malvarrosa

Siamo a metà luglio e c’è un clima perfetto! È caldo, con una brezza fresca e per andare in bici è l’ideale.

La Malvarrosa è una spiaggia libera, lunga 7 kilometri, sul retro ha una bella passeggiata ombreggiata da altissime palme, la pista ciclabile e una serie di negozietti e ristorantini dove assaggiare tapas di pesce.

I poliziotti sono a cavallo, fanno molto USA.

Valencia MAlvarrosa

Ci prendiamo un panino e ci gustiamo l’atmosfera marina.

Nell’arroventato pomeriggio ci ripariamo all’interno dell’Oceanografico dal quale usciremo praticamente a sera inoltrata.

Centro Storico di Valencia

Dopo aver pedalato nella natura per tutto il primo giorno, il secondo lo dedichiamo al centro storico di Valencia.

Abbiamo preso un hotel nel quartiere di Ruzafa (Russafa in arabo vuol dire “giardino”) – carinissimo, soprattutto la sera – e da lì ci muoviamo con le nostre due ruote.

Mercat Central e la Lonja

Visitiamo il Mercat Central, a detta di tutti il più famoso mercato di Valencia. Durante il pomeriggio visiteremo anche il Mercat de Colom, molto carino, ma un po’ troppo fighetto per i miei gusti.

Preferisco posti più… ruspanti.

Il Mercat Central è molto turistico, ma è anche tra i più grandi mercati chiusi d’Europa ed è il posto ideale per gustare le prelibatezze locali.

Valencia Mercat Central

Si dice che, durante l’America’s Cup, il Team Prada l’abbia affittato tutto per un ricevimento serale, facendo rimanere aperte le bancarelle fino a tardi e deliziando gli invitati con le tapas valenciane.

Quando si dice fare le cose in grande!

Jet set a parte, il Mercat Central è davvero un bellissimo edificio, costruito alla fine degli anni ’20.

Accanto al Mercat Central visitiamo la Lonja, l’antica borsa della Seta, edificio riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Ha uno stile orientaleggiante e lungo tutto il perimetro una scritta invita i partecipanti a una compravendita retta e senza inganni.

Valencia Lonja

Valencia Lonja

Si può visitare anche l’interno.

Sebbene tutto il complesso abbia subito un restauro decisamente pesante per il nostro gusto (a dirla tutta sembra che sia stato costruito l’altro ieri e non alla fine del 1400) vale la pena di essere visto.

La Seu e il Barrio del Carmen

Ci spostiamo in Plaça de la Reina a vedere la Seu, la cattedrale dall’aspetto barocco, famosa per il Micalet o Miguelete, il campanile ottagonale dal quale si gode una vista impareggiabile su Valencia.

valencia Seu

valencia Vista

Valencia Vista

Il Miguelete deve il suo nome alla campana maggiore (inaugurata il giorno di San Michele) che è azionata ancora da un campanaro!

Proprio dietro la Cattedrale c’è Plaça de la Virgen con la bellisima chiesa barocca della Virgen dels Desamparatas, la Vergine degli Abbandonati, copatrona di Valencia.

L’entrata è gratuita e la chiesa è piccolissima, ma molto affollata e si capisce il perché.

Valencia Vergine degli abbandonati

Infine, riprendiamo la nostra bici e ci spostiamo nel Barrio del Carmen che un vero viaggiatore non può certo tralasciare.

E’ infatti il quartiere di Valencia con la più alta concentrazione di street art, che in certi palazzi diventa proprio un enorme murales.

E’ una intricata collezione di stradine che vanno dall’ex monastero carmelitano El Carme fino a Calle Caballeros.

Valencia Carmen

Valencia Carmen

Dopo aver ammirato le decine di opere di strada, ci riposiamo un po’ all’ombra e ci beviamo una bella bibita fresca.

Dopodichè torniamo in albergo, diciamo addio alle nostre bici e andiamo alla stazione della Renfe dove il treno veloce ci porterà fino a Madrid Atocha.

Valencia in bicicletta

Valencia mi è piaciuta tantissimo, è una grande città, cosmopolita e moderna ma vivibilissima.

La scelta di visitarla in bici si è rivelata vincente. E’ stato un modo diverso e molto lento di visitare un posto nuovo e Valencia si presta bene.

Il primo giorno la bici è stata assolutamente indispensabile, le distanze sono lunghe e percorrerle a piedi è troppo dispendioso dal punto di vista del tempo a disposizione.

Il secondo giorno ne potevamo fare anche a meno, nel centro storico le distanze si riducono drasticamente, ma è comunque piacevole e più veloce che andare a piedi.

I valenciani usano tantissimo la bicicletta, anche per i bambini. Addirittura all’interno dei giardini del Turìa hanno una piazza grande come un campo da calcio, che riproduce le strade di una città, con i segnali orizzontali, i cartelli stradali e i semafori.

In modo che i più piccoli possano esercitarsi con le loro bici in tutta sicurezza, imparando le regole di base del codice della strada.

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Francesca

Francesca

La capa, dalla cui mente è nato Chicks and Trips. Senese di nascita, europea per vocazione, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e poi l'ha appesa al chiodo sopra la televisione, tanto le stampe come complemento d'arredo vanno di moda. Passa il suo tempo a scrivere atti più o meno pubblici, fare foto e pettinare gatti. Se dovesse andare a Hong Kong, sceglierebbe un volo con scalo a Londra e un tempo di attesa di un paio di giorni, pur di farsi un giro nella città della Regina. Sogna di vincere alla lotteria e passare il resto della vita in un appartamento con camino a Mayfair. Autrice de "I Cassiopei (biografie non autorizzate) e "Storia di Biagio".

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