Una nostra lettrice ci ha inviato quest’articolo, noi l’abbiamo letto e ci siamo dette: perché no?
Anche se non parla di una meta, ma di un modo di viaggiare: quello a due ruote.

 

Stavamo insieme da poco quando mi ha chiesto di provare a salire sulla sua moto, e per timidezza non ho avuto il coraggio di dirgli di no.

 

Avevo un amico di vecchissima data che da anni provava a convincermi ad andare con lui, ma gli rispondevo sistematicamente di no. Quel giorno invece ho detto di sì e ci siamo accordati per andare al mare il sabato seguente a godersi quella che secondo le previsioni sarebbe stata una bellissima giornata primaverile.

 

Lo è stata in effetti, ma è stata soprattutto una giornata di scoperte.

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Non ho grossi ricordi del viaggio di andata, a parte i tentativi di trovare la posizione che mi fosse congeniale e il pensiero che non era niente di speciale ma neanche niente di così tremendo, e che quindi questo famigerato “andare in moto” era una cosa che si poteva fare, se lui ci teneva.

 

Qualcosa è scattato durante il viaggio di ritorno quando, in ritardo, abbiamo sfrecciato a 180 km/h sull’autostrada e, stretta a lui, invece di pensare che era un folle e dirgli che non sarebbe morto nessuno se fossimo tornati un quarto d’ora dopo, mi godevo il senso di benessere. Concentrarmi sulla sua guida mi aveva svuotato la mente. Venivo da un periodo difficile e nessuno dei miei soliti hobby mi aveva fatta stare davvero bene, almeno fino a quel momento.

 

Da allora di viaggi a due ruote ce ne sono stati tanti, a volte brevi a volte lunghi, viaggi di un pomeriggio e viaggi iniziati al sorgere del sole e terminati quando il sole era calato già da un pezzo, viaggi che avevano il solo scopo di andare a fare merenda a 100 km vista mare, e ognuno di essi mi ha fatta stare bene (oltre che scoprire muscoli doloranti che ignoravo di avere).

 

Viaggiare in moto è un modo di viaggiare diverso, perché il tragitto stesso è parte del viaggio, se non addirittura il viaggio stesso. Potresti percorrere chilometri su chilometri senza mai scendere se non per sgranchirti le gambe e, quando torni a casa, saresti soddisfatto come dopo un viaggio qualsiasi. Bisogna scegliere il tragitto giusto da percorrere, perché passare in moto in centro a Roma o a Milano non lo considero appassionante né rilassante, ma le librerie sono piene di libri sull’argomento, e solo ora capisco perché. Ci sono strade considerate “da motociclisti”, strade normali che ogni giorno vengono percorse da auto, furgoni, camion, ma che la domenica pullulano di mezzi a due ruote: i bar diventano punti di ritrovo per persone che si conoscono, e che se non si conoscono si conosceranno dopo aver preso un caffè in tuta, con gli stivali e con il casco al braccio.

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Lo sapete che i motociclisti si salutano quando si incrociano? Non mi è ancora ben chiara la logica secondo cui a volte lo fanno e altre no, ma confido nel fatto che uno di questi giorni – uno di questi viaggi – lo capirò. Comunque, dicevo: i motociclisti si salutano per il semplice motivo che riconoscono nella persona che, in sella alle due ruote, percorre la sua stessa strada in senso opposto, qualcuno di simile a lui perché condivide la sua stessa passione. “I motociclisti sono tutti matti,” mi ha detto lui una volta. Difficile dargli torto, ma anche noi che li seguiamo – letteralmente – qualche rotella fuori posto dobbiamo averla.

 

Però abbiamo anche un punto di vista privilegiato e la possibilità di godere di un modo di viaggiare che è precluso ai più. Sapete quali sono gli stereotipi sulle moto, no? Sole in faccia, vento tra i capelli, senso di libertà.
Vi dico una cosa: sono tutti veri.

 

Quando viaggi in auto, in treno, in aereo, in bus, tra te e il mondo fuori c’è un vetro. In moto no, perché tra te e il mondo non c’è niente: senti gli odori e i rumori che altrimenti sarebbero mediati, senti il calore sulla pelle quando sei al sole e quando all’ombra, senti il vento che si porta via i tuoi pensieri, senti ogni respiro della persona davanti a te a cui sei abbracciata o anche solo appoggiata. Mi affascina come lui sia in grado di avvertire movimenti che non mi accorgo neanche di fare quando ho bisogno di una pausa. Deve essere un po’ come quando io mi accorgo, prima ancora che lo faccia, che sta per scalare e accelerare di colpo per sorpassare una fila di macchine, o anche solo per divertimento. Un secondo gli alberi ci sono, il secondo dopo sono spariti e hanno lasciato spazio a chissà cosa.

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Perché viaggiare in moto ti dà la possibilità di guardarti intorno in qualunque momento e vedere scorci di paesaggi bellissimi che altrimenti non avresti mai visto, che non trovi da nessuna parte perché sono lì, in un posto che non è niente, inosservati tra la gente che si sposta dal punto X al punto Y, e sembrano fatti quasi apposta per te e per le tue due ruote.

 

Mi ricordo un episodio in particolare, una domenica pomeriggio di oltre un anno fa: abbiamo accostato perché avevamo sbagliato strada e stavamo leggendo le indicazioni per orientarci, e per caso mi sono voltata nella direzione opposta e mi sono trovata davanti una vallata verde sterminata dominata da una rocca medievale. Allora abbiamo fatto inversione e siamo andati in quella direzione. Non dovevo guidare, quindi ho fatto tutto il tragitto con gli occhi fissi su quella rocca che cambiava angolazione, e quando finalmente siamo arrivati, avevo già deciso che dovevo assolutamente visitarla.

 

Anche quella volta, il viaggio era iniziato ben prima di giungere a destinazione.