La nostra amica Simona, dopo averci portato sulle rive del Lago di Como a visitare la meravigliosa Villa del Balbianello, questa volta ci trascina con sé nel capoluogo della Sicilia: Palermo!

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Quest’estate io e mio marito abbiamo deciso di unire la vacanza al mare con una culturale. La nostra scelta è caduta su Palermo, con una puntata fuori città a Cefalù e fuori provincia fino a San Vito lo Capo, meravigliosa spiaggia vicino a Trapani.

Per non rischiare di stancarci troppo, fiaccati dal caldo, e per sfruttare al massimo le acque cristalline della Sicilia, abbiamo concentrato la nostra visita in tre mezze giornate. Ci siamo focalizzati sulle principali testimonianze normanne, che sono la massima espressione delle culture islamica, bizantina e romanica che hanno prosperato a Palermo nel 1100.

Nell’organizzazione del nostro itinerario abbiamo potuto contare sull’aiuto di una nostra carissima amica palermitana.

Palermo: giorno 1

La Cattedrale

Per prima cosa abbiamo visitato la Cattedrale.

La visita della chiesa è gratuita.

È richiesto invece un biglietto per visitare la cripta, il tesoro (una raccolta di gioielli e paramenti sacri) e le cappelle dove si trovano le tombe dell’Imperatore Federico II, di sua moglie Costanza, e di re Ruggero II, sovrano normanno illuminato a cui si deve la costruzione di molti dei monumenti di Palermo.

È previsto un biglietto anche per salire sui tetti della Cattedrale. Se siete interessati e ne avete l’opportunità, vi consiglio di tenere d’occhio il sito ufficiale della chiesa perché periodicamente vengono organizzate visite in notturna della cupola.

Un’avvertenza: se acquistate il biglietto conservatelo per avere una riduzione all’ingresso nelle altre chiese del Circuito del Sacro.

Terminata la visita è possibile rifocillarsi in uno dei bar rosticcerie che si trovano davanti alla chiesa.

Comodamente seduti potrete gustarvi quanto di meglio ha da offrire la cucina di strada di Palermo. Dai cannoli farciti al momento alle granite, dalle arancine allo sfincione, potrete mangiare da Dio e godere della vista della parte sinistra della Cattedrale.

Palazzo dei Normanni

Risalendo Corso Vittorio Emanuele si arriva a Piazza Indipendenza, dove c’è l’ingresso del Palazzo dei Normanni. Eretto dagli arabi nel IX secolo, l’esterno non è ben conservato, ma vi stupirete per i tesori che custudisce.

Al primo piano del palazzo si trova la Cappella Palatina, la cappella privata di re Ruggero II. La Cappella Palatina riunisce in sé la straordinaria arte bizantina dei mosaici, l’iconografia cattolica e motivi e decorazioni arabe.

Il risultato è davvero sbalorditivo.

La Chiesa è consacrata ed è quindi possibile assistere alla messa, sia in italiano che in latino, con i canti gregoriani.

Al secondo piano del Palazzo dei Normanni si trovano gli appartamenti reali.

Dato che attualmente il Palazzo Reale ospita l’Assemblea della Regione Sicilia, questi ambienti non sono visitabili dal martedì al giovedì, quando il parlamento è in seduta, e potrebbero essere chiusi in via eccezionale per motivi istituzionali.

Gli appartamenti comprendono il Salone D’Ercole, dove siede l’assemblea, la sala dei Viceré spagnoli, la sala Pompeiana, quella Cinese, la sala dei Venti e la sala di Ruggero II, un ambiente decorato a mosaico destinato, si pensa, ad attività ludiche e ricreative.

Da poco, nel percorso di visita è possibile inserire a piacere anche la visita ai giardini antistanti al palazzo.

Non si tratta di un parco ricco di fontane, come ad esempio quello della Reggia di Caserta, ma un giardino pensile che ospita piante rare e alberi centenari.

Terminata la visita vi consiglio una sosta al bar gelateria all’angolo di Piazza della Pinta per una delle granite più buone che abbia mai mangiato: liscia e cremosa. Noi abbiamo preso quella al limone, ma vi assicuro che anche quella al gelso merita un assaggio.

San Giovanni degli Eremiti e San Giuseppe di Cafasso

Proseguendo lungo la piazza si incrocia Via dei Benedettini, dove si trova San Giovanni degli Eremiti, nota per le sue cinque cupole rosse. La Chiesa è spoglia e questo fa risaltare ancora di più il suo giardino lussureggiante e il chiostro.

Accanto a San Giovanni c’è San Giuseppe di Cafasso. Pagando un biglietto è possibile salire sul campanile della chiesa per godere di uno straordinario panorama.

Attenzione: la scala a chiocciola per salire fino alle campane è stretta e bassa, ma non temete perché vi forniranno degli elmetti di sicurezza.

Ballarò

Per concludere la mattina noi abbiamo scelto di visitare Ballarò, uno degli storici mercati di Palermo. È quello meno turistico, dove si può trovare di tutto: dai casalinghi al pesce, della spezie, alle lumache di terra. Vi consiglio di fare molta attenzione perché nello stretto spazio tra i banchi non è infrequente che passino anche persone in motorino.

Palermo: giorno 2

Duomo di Monreale

La seconda mezza giornata l’abbiamo passata lontana dal centro storico e l’abbiamo divisa tra il Duomo di Monreale, con i suoi 6.340 metri quadri di mosaici e la Zisa. Il pomeriggio l’abbiamo passato in pieno relax sulla spiaggia di Mondello.

Se avete intenzione di visitare il Duomo vi suggerisco di farlo la mattina presto, per evitare la calca dei gruppi e le visite guidate. Noi abbiamo optato per il biglietto che consente la visita della chiesa e della Cappella Roano. Quest’ultima è un esempio classico del barocco siciliano, con il suo meraviglioso chiostro contornato da 228 colonne tutte di diversa decorazione.

Personalmente non amo il barocco, ma la lavorazione del marmo della Cappella Roano mi ha lasciata senza parole.

Prendetevi il tempo di sedere accanto alla fontana del chiostro, all’ombra del colonnato, e rilassatevi.

La Ziza

Riscendendo verso Palermo si incontra il Castello della Zisa, dall’arabo al-ʿAzīza, ovvero la Splendida.

Palermo Ziza

Costruita nella seconda metà del 1100, la Zisa, nata come residenza estiva del re Guglielmo I e di suo figlio Guglielmo II, ha avuto alterne vicende. Ha subito rimaneggiamenti già a partire dal 1300, fino a quando, nel 1800, cadde in rovina.

Proprio alcuni di questi lavori, commissionati nel 1600 da nobili spagnoli, hanno causato nel 1971 il crollo di parte dell’ala nord, che è stata ricostruita con mattoni e cemento.

Dal 2015 il Castello fa parte del Patrimonio UNESCO, nell’ambito dell’Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

Perfetta nelle sue proporzioni la Zisa è un capolavoro dell’architettura arabo-normanna.

Nella sua costruzione nulla venne lasciato al caso. La sua posizione poteva sfruttare una sorgente poco lontano e i venti che soffiavano dal mare che, passando sopra le fontane del giardino, contribuivano a rinfrescare tutte le stanze del palazzo grazie alla sapiente disposizione delle finestre.

Affascinanti sono le poche decorazioni all’interno del palazzo: sopra le finestre si aprono le Muqarnas, elementi classici dell’architettura araba, che, secondo quanto ci è stato illustrato, dovevano servire a ridurre l’eco nelle stanze.

All’interno sono ospitati alcuni manufatti di epoca araba: arredi e manufatti e musciarabia (dall’arabo masrabiyya), paraventi lignei a grata formati da piccoli rocchetti incastrati tra loro per creare disegni geometrici. Il loro scopo non era esclusivamente decorativo, in realtà la loro funzione era quella di un moderno condizionatore. Il legno tratteneva l’umidità della notte per poi rilasciarla lentamente di giorno.

Al termine del percorso guidato il visitatore si trova davanti alla Sala della Fontana decorata con stucchi e mosaici.

Originariamente l’acqua scorreva dalla fontana fino a un buco nel pavimento per poi riaffiorare all’esterno nella prima vasca del giardino. Oggi purtroppo la vasca è vuota e il giardino è poco curato. Oltre a un muro si estende il resto dei giardini della Zisa, divenuti parco pubblico.

Questo è tutto ciò che resta del parco del Genoard, ossia del paradiso della terra.

Palermo: giorno 3

La Cuba e il Palazzo Maredolce

Prima di dedicarci alla visita del quartiere arabo la Kalsa, abbiamo terminato il giro dei palazzi reali con la Cuba e il palazzo Maredolce, che purtroppo non sono ben preservati come la Zisa.

Anche in questo caso si tratta di dimore estive o per la caccia.

Fuori dagli itinerari classici, il Palazzo Maredolce, o della Favara, è in restauro.

La visita è stata molto breve ma ricca di spunti interessanti grazie a una gentilissima custode che ci ha raccontato la storia del palazzo. Siamo rimasti basiti nello scoprire che fino a qualche anno fa in questa costruzione risalente al IX secolo, abitavano 58 famiglie.

Quattro canti

Tornati in centro il nostro itinerario ci ha portato ai Quattro canti, ossia Piazza Vigliena. È chiamata così perché è il punto d’incontro dei quattro quartieri: Albergheria, Capo, Castellammare e Kalsa.

I quattro cantoni furono costruiti nel 1620 nell’ambito di un progetto di trasformazione urbana voluta dalla corona Spagnola. Proprio per questo a dominare l’incrocio ci sono le statue dei re spagnoli Carlo V, e Filippo II, III e IV.

Procedendo lungo via Maqueda, si apre un quadrilatero che ha monopolizzato tutto il nostro pomeriggio.

Sulla sinistra ci sono la Fontana Petroria, una fontana monumentale del 1500 originariamente destinata a una villa toscana, e il Palazzo delle Aquile, sede comunale.

Dietro al palazzo comunale, su Largo dei Cavalieri del Santo Sepolcro sorgono la Chiesa di San Cataldo e la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, meglio nota come Martorana.

Le due chiese sono completamente agli antipodi: mentre San Cataldo è sobria e austera, la Martorana, chiesa ortodossa, è un tripudio di mosaici e affreschi.

Chiesa di Santa Caterina

La nostra visita si è conclusa con la Chiesa di Santa Caterina, di fronte alla Martorana.

Io e mio marito l’abbiamo ribattezzata “Chiesa sobrietà” perché, mentre l’esterno passa quasi inosservato, l’interno colpisce per i colori, i marmi e le pale d’altare.

Santa Caterina era annesso a un monastero di clausura, che ora è in restauro. Per questo motivo è possibile visitare un’ala del monastero, il chiostro, le zone della chiesa riservate alle suore e naturalmente il tetto.

Al termine del percorso guidato ci siamo ritrovati in uno speciale shop: dolci di ogni tipo e per tutti i gusti, dai cannoli alla frutta martorana, fatti seguendo le antiche ricette delle suore di clausura. Quale souvenir migliore?

Palermo

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