Lo so cosa state pensando, vecchi cinici che non siete altro. Sei a New York e vai a vedere la Statua della Libertà, sai che noia. Non è per niente originale, anzi, decisamente scontato!

È quello che pensavo anche io, prima di andarci.

Mi dicevo: se un giorno andrò a New York, non perderò certo tempo con la Statua della Libertà. È troppo turistica, troppo caotica, troppo costosa.

E invece volendo visitare Ellis Island, approdo di tutti gli immigrati del secolo scorso, ci si deve passare per forza e quindi tanto vale fermarsi.

E ho fatto bene. Non solo perché mi è piaciuta tanto, ma perché mi è piaciuta molto di più di Ellis Island.

statua della libertà

La Statua della Libertà

Partiamo col dire che il biglietto per il traghetto che porta a Liberty Island lo abbiamo prenotato mesi prima sul sito ufficiale.

Il luogo è molto turistico e il rischio di non trovare posto è grande. Ci sono diversi tipi di biglietto a seconda delle parte della Statua della Libertà a cui si vuole accedere: visitare solo Liberty Island, entrare all’interno del piedistallo, o salire fino alla corona. 

In tutti i biglietti è compreso anche il traghetto che porta a Ellis Island e la visita al Museo dell’Immigrazione.

Noi scegliamo di non visitare l’interno della Statua della Libertà per due ragioni:

1) le file sono lunghissime, anche con i biglietti prenotati e il rischio di passare tutta la mattina ad aspettare… non è neanche un rischio, è una certezza;

2) guardando qualche recensione su Internet, sembra che non valga la pena di perdere tanto tempo.

battery park

Il punto di partenza del traghetto per la Statua della libertà è Battery Park (questo qui sopra), la parte più sud di Manhattan. (Dove sembra che Madonna faccia jogging tutte le mattine. Lo so, sono informazioni utili)

Arriviamo all’imbaco più di un’ora prima della partenza prevista. Abbiamo letto che i controlli sono molto scrupolosi, come quelli in aeroporto. E come in aeroporto ci sono metal-detector e i controlla – borse e una lunghissima fila.

Statua della Libertà

La vedete Miss Liberty, lì in fondo?

Ci imbarchiamo appena in tempo.

Mentre il ferry-boat si allontana da Manhattan la vista è questa.

Manhattan sud

Manhattan sud

Mi giro dall’altra parte e la vista è questa.

Statua della libertà ferry boat traghetto

Ingoio ogni briciolo di pensiero snob che ho nella testa.

Sono emozionata, Miss Liberty è grandiosa. È il simbolo americano per eccellenza ma è anche una bellissima opera d’arte. Maestosa è il termine che più le si addice.

Di fronte a lei non riesco a far altro che pensare: SONO DAVVERO A NEW YORK! e no, NON E’ UN FILM.

statua della libertà

Sbarchiamo e iniziamo a girarle intorno. Non so dove guardare, ovunque mi giri c’è l’America in tutto il suo splendore.

Manhattan da liberty island

Nella guida leggo che in realtà il vero nome dell’opera è “La libertà che illumina il mondo”. Evocativo, davvero powerful, come direbbero qui.

E’ alta 93 metri e pare si riesca a vedere fino a 40 kilometri di distanza. E’ stata progettata da Monsieur Eiffel (sì, quello della torre) e per realizzarla ci sono voluti oltre 2 anni.

statua della libertà

È un monumento nazionale (tutta Liberty Island lo è) ed è davvero emozionante vederla finalmente dal vivo. Non è banale, non è scontata, credetemi.

Cosa dovevano provare le anime che solcavano l’oceano in cerca di una vita migliore e se la ritrovano davanti attraversando la baia dell’Hudson nelle navi che li avrebbero fatti approdare a  Ellis Island?

Riprendo il traghetto per andare a scoprirlo.

statua della libertà liberty island

Ellis Island

Ellis Island è l’isoletta che accolto dal 1892 al 1954 (anno della sua chiusura) oltre 12 milioni di immigrati.

Era un arsenale militare in precedenza e dagli anni 90 è Museo Nazionale dell’Immigrazione.

Lo dico subito, non mi è piaciuta.

ellis-island-2

Sarà che l’emozione di fronte alla Statua della Libertà è stata fortissima, difficile da eguagliare, saranno state le scolaresche urlanti, sarà stata la povertà del Museo… insomma, ammetto di essere scappata dopo una visita da minimo sindacale.

Avevo grandi aspettative, avevo letto tanto sugli immigrati, su come erano accolti a Ellis Island, ispezionati (donne incinte da una parte, ciechi, sordomuti dall’altra…), che quando mi sono trovata sul luogo, l’ho trovato freddissimo.

Ellis Island

Un grande stanzone, quattro banchi degli ispettori e niente altro. Ai piani superiori qualche tabellone informativo con qualche storia, qualche aneddoto e tanto… eco!

Bandiere a stelle strisce, tanta retorica ma poca attenzione alle storie degli uomini e delle donne che quella nazione non solo l’hanno fatta grande, ma l’hanno costruita.

Un grande peccato e una grande occasione sprecata, soprattutto quando mi accorgo che la ricerca nel database di Ellis Island dei propri antenati è a pagamento! Va bene il pragmatismo americano, ma così, secondo me, è un po’ troppo.

È successo solo a me? Siete mai stati a Ellis Island?

Se state progettando un viaggio a New York, forse vi interessano i miei articoli sulla Freedom Tower, su Coney Island e su come visitarla con pochi soldi. Oppure cliccate qui per tutti gli articoli sulla Grande Mela.

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Questo post è stato scritto da:

Francesca

Francesca

La capa, dalla cui mente è nato Chicks and Trips. Senese di nascita, europea per vocazione, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e poi l'ha appesa al chiodo sopra la televisione, tanto le stampe come complemento d'arredo vanno di moda. Passa il suo tempo a scrivere atti più o meno pubblici, fare foto e cadere da cavallo. Se dovesse andare a Hong Kong, sceglierebbe un volo con scalo a Londra e un tempo di attesa di un paio di giorni, pur di farsi un giro nella città della Regina. Sogna di vincere alla lotteria e passare il resto della vita in un appartamento con camino a Mayfair. Autrice de "I Cassiopei (biografie non autorizzate) e di "Storia di Biagio".